UNA NUOVA IDEA DI ARTIGIANATO

2 marzo 2020 Sumo Senza categoria

di Antonio Mattesco e Rachele Maggiò

Grazie al progetto “Giovani Talenti 2”, organizzato dalla Cooperativa Sociale Sumo per il Comune di Venezia nell’ambito dei Piani Giovani 2019/2020, noi due, Antonio e Rachele, abbiamo avuto la possibilità di recarci presso l’azienda “Ceolin Fabbri d’arte” di Marcon, per poter scoprire in che cosa consiste oggi l’artigianato e per poter intervistare i direttori dell’azienda Teo e Paride.
Ci siamo chiesti dapprincipio come fosse nata questa azienda e che cosa li avesse spinti a dedicarsi proprio a questo tipo di artigianato.
Ci hanno spiegato come loro nonno, un ” maniscalco”, ovvero un fabbro del paese, abbia iniziato a lavorare al ferro battuto giusto per “guadagnarsi il pane”.
La richiesta ha iniziato poi ad aumentare e loro affermano che : “Si può dire che nostro nonno abbia avuto fortuna con la sua azienda anche grazie al boom economico di quegli anni”.
Il nonno decide quindi di mandare suo figlio, ovvero il padre di Teo e Paride, all’accademia del ferro battuto diretta da Toni Benetton, uno scultore italiano di fama internazionale.  Proprio lì loro padre divenne un’artista, come loro stessi lo hanno definito.
Passando per il ruolo del “garsone”, ovvero dell’apprendista, loro padre incrementò sempre di più questa sua abilità nello scolpire, per arrivare poi ad aprire una vera e propria azienda che dapprincipio aveva sede a Mogliano.
Loro padre iniziò a creare vere e proprie opere, come si può notare guardando questi raffinatissimi mancorrente.

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Ma, come ci hanno detto i due fratelli, “i tempi sono cambiati”.  La storia della loro azienda arriva dunque al presente e i due direttori ci spiegano che hanno preso loro le redini dell’azienda spostando la sede a Marcon e adattandosi a quel tipo di design “minimalista” che oggi va molto di moda.
Se una volta quest’arte era basata sul lavoro manuale perché la moda richiedeva eleganza e raffinatezza, ora loro dicono che ” é il momento in cui l’artigianato deve diventare tale con il cervello, non con le mani”.
Con questa affermazione, ci illustrano come non sia più possibile ai giorni d’oggi lavorare al ferro battuto senza l’uso di macchinari tecnici e programmi di disegno meccanico. 

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Sarebbe infatti un’illusione credere che si possa continuare a lavorare manualmente il ferro battuto senza rimetterci una somma di denaro molto più ampia del ricavato, dal momento che le richieste oggi esigono una precisione tecnica di molto superiore rispetto a quella che si può ottenere manualmente.
Se le cose stanno così, ci siamo chiesti dunque che cosa distingue una loro opera rispetto ad una di quelle che vengono prodotte dalle grandi industrie.
E proprio a questa domanda, le risposte sono state: “La finitura”, ovvero la fase in cui viene perfezionato il lavoro, e “la filosofia”.
Ci spiegano come infatti bisogna cercare di entrare in sintonia con il proprio cliente, cercando di rendere l’oggetto reale il più vicino possibile all’oggetto che lui aveva pensato, come ci ha mostrato in alcuni di questi disegni Teo.

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Teo ci spiega che il cliente dà solo delle indicazioni generali su ciò che desidera, senza entrare nei dettagli; sta poi agli artigiani sviluppare questo suggerimento per trasformarlo in un progetto. Per fare questo ci si avvale oggi di programmi digitali di disegno con cui si lavora alle singole parti che comporranno il prodotto finito.
In conclusione dunque Teo ci ha detto : ” Nostro padre è un’artista, noi siamo degli artigiani.”
È proprio così che siamo riusciti a cogliere l’essenza dell’artigianato oggi: l’artigianato oggi non deve essere ritenuto tale solo se il lavoro è compiuto totalmente a mano, ma perché l’obiettivo delle loro opere sta nel singolo e non nelle masse.

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