Mai perdere la tradizione delle maschere

7 febbraio 2019 Sumo Senza categoria

Di Beatrice De Bei e Lucrezia Regazzo

Francesca Cecamore è un’artigiana delle maschere, nata a Venezia e figlia di un maestro di bottega veneziano.

All’inizio degli anni ’80, il padre di Francesca affianca all’attività artigianale il ruolo di docente in un liceo artistico di Venezia. Verso i primi anni del 2000, abbandona l’insegnamento e si dedica totalmente alla sua passione. Francesca cresce nel mondo magico delle maschere, fatto di colori, espressioni, creatività e fantasia con cui inizia a giocare e sperimentare, tanto da decidere all’età di 23 anni di continuare la passione trasmessale dal padre.

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“Kartaruga “ è il nome della bottega, che conta numerose e importanti commissioni quali: le maschere per le boutique del Cirque du Soleil, collaborazione che dura da 20 anni; le maschere per i due film “Eyes Wide Shut” (1999) diretto da Stanley Kubrick e “ Casanova”(2005) di Lasse Hallström, dove i produttori sono metaforicamente i “direttori d’orchestra” e il maestro di bottega deve realizzare “la sinfonia” che essi desiderano; le maschere per l’opera lirica di Bravo, che ha partecipato al Festival di Wexford (festival della commedia lirica in Irlanda), opera ambientata nel 1500, per la quale il maestro di bottega, una volta confrontatosi con il regista, costumista e direttore artistico, in qualità di loro braccio destro, interviene con la sua creatività e la sua esperienza tecnica nella realizzazione delle maschere richieste. Inoltre il maestro di bottega, essendo un appassionato dell’horror, ha recentemente realizzato delle maschere molto attuali e molto richieste che si ispirano allo stile “steampunk” (incrocio tra punk e gotico) che vengono indossate durante la festa di Halloween.
Prima del 2010 Francesca e la sua equipe non puntavano alla vendita diretta, ma prediligevano quella all’ingrosso per altri negozi. Il forte desiderio di avere un contatto diretto con i clienti e soddisfare le loro esigenze più nascoste, li spinse però ad aprire la bottega.

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Fin dalle origini del Carnevale Veneziano le maschere avevano un ruolo chiave, quello di permettere di nascondere la vera identità della persona per poterne crearne una completamente nuova che permetteva di giocare i ruoli più disparati.
La qualità espressiva di cui è dotata una maschera è data dal modellato e dalla decorazione, che consentono alla stessa di comunicare un determinato stato d’animo a chi la guarda, quali gioia, tristezza o euforia.
La difficoltà nella realizzazione della maschera risiede soprattutto nella complessità della forma che richiede un lavoro prettamente manuale. Il procedimento per la realizzazione delle maschere, ci spiega Francesca, parte dal modellato di argilla, mansione rigorosamente affidata al maestro di bottega; successivamente sul modellato viene applicata la colata di gesso, da qui si ottiene il calco negativo che è la base per creare la maschera in cartapesta.
La cartapesta è il materiale ideale per la realizzazione delle maschere per la sua resistenza, leggerezza e anche per la facilità di modellazione. È ideale per la realizzazione delle maschere e si tratta di un materiale ottenuto dagli scarti e dal recupero. Essa è composta da carta di quotidiani o stracci macerati in acqua bollente e successivamente triturati; intrisi di collante tre stati alla volta, vengono pressati nei calchi di gesso che hanno la forma della maschera. Non resta poi che lasciare essiccare il tutto per qualche giorno all’interno dello stampo.
A questo punto l’artigiano può procedere con la decorazione della maschera, che viene realizzata attraverso l’uso di tecniche specifiche per l’applicazione di materiali come foglie oro, piume, stoffe e perle che la valorizzano.
La maschera quindi è il frutto di un lavoro di squadra, “team working”, in cui ogni membro collabora con il proprio intervento in maniera precisa ed integrata per il medesimo fine: la realizzazione della maschera.
La Bauta, la maschera preferita dall’artigiana, quella che definisce “l’inizio di tutto”, nella sua semplicità e versatilità è una delle più conosciute ed utilizzate durante i festeggiamenti del Carnevale.

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Francesca ha promosso un’attività di laboratorio aperto allo scopo di far comprendere il valore delle maschere artigianali ai propri clienti. Attraverso l’attività di laboratorio i partecipanti hanno modo di condividere la propria fantasia, creatività e cultura per realizzare una maschera personalizzata, con colori che rispecchiano la loro anima, comprendendo in prima persona la cura, l’attenzione ai particolari, precisione, la pazienza, la fatica e il duro lavoro che il mestiere dell’artigiano di maschere richiede.
Essendo un’imprenditrice-madre, Francesca dimostra di essere una donna piena di energia che riesce a gestire tutti gli impegni e a farlo con amore e dedizione. In ogni maschera ripone un pezzo del proprio cuore, con passione e sensibilità. Venderle per lei è come donare una piccola parte di sé stessa ad ogni cliente, ma non può esimersi dal considerare il lato economico della sua attività.

Oggi come oggi il settore artigianale deve fare i conti con la crisi economica e con il drastico cambiamento del mercato, che ha portato ad una spietata concorrenza tra le attività commerciali; la maschera artigianale ha perso di valore a causa della presenza sempre più considerevole di aziende che producono maschere in serie vendute a prezzi sempre più bassi a discapito della qualità e raffinatezza del prodotto.
Sono sempre meno le botteghe di maschere artigianali e Francesca teme che in futuro possano scomparire totalmente, vanificando così il sacrificio fatto da lei e suo padre per tenere viva la tradizione.
La speranza di Francesca è che attraverso le attività di laboratorio che promuove qualche giovane scopra una passione per quest’attività artigianale e trovi la voglia di mettersi in gioco; la voglia di imbrattarsi le mani con colla e colori, di portare avanti la tradizione con pazienza e determinazione.
Se così fosse anche le future generazioni, passeggiando per le calli veneziane, potranno essere attratte dalla varietà e dai colori delle maschere esposte nelle vetrine dei negozi come è successo a noi oggi; potranno incuriosirsi di come le maschere veneziane abbiano rappresentato e rappresentino uno dei prodotti artigianali di maggior successo della città e di come siano simbolo indiscusso del Made in Italy, della cultura veneziana e delle sue tradizioni.
Un tratto distintivo che Venezia stessa non può permettersi di perdere.

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Il progetto “Giovani Talenti” è promosso da Sumo SCS insieme a CNA di Venezia, oltre a 30 piccole imprese artigiane, Scuole superiori e delle Università̀ del territorio.
L’iniziativa è stata finanziata nell’ambito dei Piani di intervento in materia di politiche giovanili DGR 1392 del 29/08/2017 promossi dalla Regione Veneto, Direzione Servizi Sociali – Unità famiglia, minori, giovani e servizio civile, ed è stata realizzata grazie alla guida del Comune di Venezia, Direzione Sviluppo, Promozione della Città e Tutela delle tradizioni, Settore Cultura.


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