Intervista all’artigiana… online!

8 maggio 2020 Sumo Senza categoria

Lunedì 30 Marzo, con una modalità diversa dal solito, abbiamo avuto il piacere di fare una piccola intervista ad una delle proprietarie della produzione artigianale Peter Pan che ha sede a Venezia, precisamente nel Sestiere di Santa Croce, in campo Santa Maria Mater Domini, vicini al museo di arte moderna Cà Pesaro, a poca distanza dal famoso Ponte di Rialto. Storica attività, è da sempre punto di riferimento della categoria di cui si occupa e per i tanti turisti che si trovano ogni anno a visitare Venezia.

1.Il nome del negozio, Peter Pan si rifà ad una delle storie più conosciute tra i bambini di tutto il mondo. Ha un legame con il tipo di attività che realizza?

Utilizzato per 25 anni, non ha legami con la storia, ma è un nome di fantasia per attirare i bambini e dare l’immagine di un mondo fantastico.
Da quest’anno è stato cambiato in Mater Domini come il campiello in cui ci troviamo.

2. Com’è nata la passione per il suo mestiere e come vengono realizzate le maschere?
Siamo quattro sorelle che inizialmente hanno iniziato a lavorare per terzi nella decorazione di maschere e poi con il passare del tempo abbiamo iniziato a creare dei nostri modelli in base anche alle richieste da parte dei turisti. È tutto realizzato a mano con la cartapesta, materiale che è facilmente malleabile.

Inizialmente la produzione era incentrata sulla tecnica, infatti le altre due sorelle avevano condotto degli studi artistici; con il passare degli anni una maggiore consapevolezza ed esperienza ha fatto si che ci si lasciasse trasportare maggiormente dalla fantasia.

3. In un mondo in cui internet sta acquisendo sempre più importanza , il modo in cui pubblicizza la sua attività ha subito cambiamenti?
Si, infatti abbiamo creato un sito dove inseriamo tutte le maschere che realizziamo e anche tramite la nostra pagina Facebook riusciamo a comunicare con tutto il mondo e lì come su TripAdvisor riceviamo la maggior parte delle prenotazioni.

4. Rispetto al passato, le richieste da parte dei clienti sono cambiate?
Sì, i cambiamenti ci sono statiperché rispetto al passato il turista arriva già molto preparato. Vuole prima vedere la lavorazione, quali materiali e tecniche vengono utilizzati. Richiede la storia della maschera e in particolare il processo di lavorazione; proprio per questo anche il laboratorio è stato modificato perché sempre più frequentemente richiedono di vederlo. 
Un’iniziativa che abbiamo pensato e che ha riscosso molto successo è stata quella di realizzare dei corsi da noi tenuti di decorazione.
Mettiamo a disposizione il laboratorio ed il progetto è rivolto a qualsiasi fascia d’età, dai bambini agli anziani che vengono raggruppati in gruppi da 7-8 persone. In questo modo invece di comprare la maschera già fatta portano a casa quella realizzata con le proprie mani. 

5. Quali sono le mascherepiù richieste? 

La tipologia più richiesta è quella delle maschere tradizionali, che vanno dal medico della peste fino alla Bautta del casanova.  

6. Hai mai collaborato con altri ambiti? 

Abbiamo avuto l’opportunità di collaborare con un importante atelier di Venezia , Nicolao che è conosciuto per realizzare i vestiti delle Marie da molti anni. Nel corso dell’anno, fuori dal periodo del carnevale, produciamo maschere per la Fenice.
Poi e bello perché c’è tanta gente che torna. es. Australia Tornano anche solo per fare un saluto
Instauri un rapporto, molto spesso bevono un caffè assieme . Non è una veneta veloce c’è anche una conversazione.  

7. Rispetto agli avvenimenti quali acqua alta e corona virus che hanno coinvolto Venezia, quali conseguenze ci sono state sulla sua produzione?
Sicuramente hanno avuto dei riscontri negativi sull’intera produzione, soprattutto perché si sono susseguiti in un breve arco di tempo. L’acqua per la prima volta è arrivata fino ai laboratori, pur essendo molto alti, danneggiando la struttura ed i materiali stessi. In più con lo scoppio del Corona virus in pieno carnevale, sono stati bloccati i flussi di turisti che rappresentavano la principale risorsa di guadagno.   

8. Cosa consiglierebbe ad un ragazzo che vuole diventare artigiano? 

Ora come ora è difficile consigliare, ci sono troppi intoppi e la competizione è molto alta, soprattutto su larga scala che è stata per noi la rovina. Cerchiamo di continuare nonostante le difficoltà, e ben venga se qualcuno volesse imparare, perchè è comunque una tradizione della nostra città. 

La cosa che più ci ha colpiti di tutta l’intervista è stata proprio la risposta a questa ultima domanda, ci ha fatto molto riflettere il fatto che la signora Michela con grande dispiacere sia stata costretta quasi a sconsigliare ad un giovane di intraprendere questa strada, ci ha parlato di tanti intoppi nel sistema , un sistema caratterizzato da forte concorrenza, dove solo i più grandi riescono a resistere, fragilità del sistema che si è resa ancora più evidente in questo momento di enorme crisi a livello mondiale dettata dalla pandemia ora in atto, che si aggiunge ai precedenti danni provocati dall’acqua alta. 

Quello dall’artigiano è un mestiere tanto bello quanto complicato, la realtà di Michela deriva da una tradizione di molti anni fa, ben radicata nel territorio e già ampiamente conosciuta tra i turisti, prendere in mano adesso una faccenda del genere può risultare molto più rischioso e difficile.
È l’esperienza che gli permette di riuscire a stare al passo con i tempi, adeguando la tradizione alla modernità, alla continua competizione e alla velocità dei mercati. Dovrebbero cambiare troppe cose nel sistema, poche tutele nei confronti della concorrenza, quasi un abbandono da parte delle istituzioni verso ciò che è parte fondante nella nostra terra, che costituisce la tradizione, permette di portarla avanti negli anni e che attira ogni anno migliaia di turisti.
La competizione su larga scala è stata la rovina per tante realtà veneziane, anche se ultimamente dice che qualcosa inizia a cambiare, il turista vuole il made in italy, riconosce e cerca la qualità, vuole un oggetto che rappresenti il territorio, vuole una esperienza che porti il ricordo del viaggio. La signora Michela spera che con tutto questo trambusto sia l’anno del cambiamento, spera che ci si renda conto delle realtà locali che rendono bella e speciale la nostra città e per questo, nonostante tutto decidono di non mollare, vogliono portare aventi l’attività e l’esperienza e la passione è dalla loro parte. La passione è quella che non morirà mai per queste quattro sorelle verso la loro attività, “mi piace arrivare a Venezia e coglierne l’atmosfera, una realtà che si può capire solo vivendola, il mio lavoro mi piace, è creativo, ogni giorno è diverso, vedo gente di tutte le nazioni, parlo lingue diverse, si sentono modi diversi di vivere.
Tanti clienti ritornano, mi cercano anche solo per fare un saluto, questo ci dà soddisfazione, si ricordano di noi e ciò ci spinge ad andare avanti, vuol dire che il nostro lavoro è apprezzato, per noi una vendita non è solo semplice scambio di denaro, dietro ce un rapporto, si instaura una conversazione che a voltare può diventare un’amicizia. Questo è il mio lavoro, la mia passione, la mia vita.
 

Intervista realizzata da Fancesca Solivo e Elica Carraro grazie al Progetto Giovani Talenti 2 proposto dal Comune di Venezia e dalla Cooperativa Sociale Sumo nell’ambito dei Piani Giovani Regionali 2019/2020.

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