Intervista all’artigiana… online!

8 maggio 2020 Sumo Senza categoria

Lunedì 30 Marzo, con una modalità diversa dal solito, abbiamo avuto il piacere di fare una piccola intervista ad una delle proprietarie della produzione artigianale Peter Pan che ha sede a Venezia, precisamente nel Sestiere di Santa Croce, in campo Santa Maria Mater Domini, vicini al museo di arte moderna Cà Pesaro, a poca distanza dal famoso Ponte di Rialto. Storica attività, è da sempre punto di riferimento della categoria di cui si occupa e per i tanti turisti che si trovano ogni anno a visitare Venezia.

1.Il nome del negozio, Peter Pan si rifà ad una delle storie più conosciute tra i bambini di tutto il mondo. Ha un legame con il tipo di attività che realizza?

Utilizzato per 25 anni, non ha legami con la storia, ma è un nome di fantasia per attirare i bambini e dare l’immagine di un mondo fantastico.
Da quest’anno è stato cambiato in Mater Domini come il campiello in cui ci troviamo.

2. Com’è nata la passione per il suo mestiere e come vengono realizzate le maschere?
Siamo quattro sorelle che inizialmente hanno iniziato a lavorare per terzi nella decorazione di maschere e poi con il passare del tempo abbiamo iniziato a creare dei nostri modelli in base anche alle richieste da parte dei turisti. È tutto realizzato a mano con la cartapesta, materiale che è facilmente malleabile.

Inizialmente la produzione era incentrata sulla tecnica, infatti le altre due sorelle avevano condotto degli studi artistici; con il passare degli anni una maggiore consapevolezza ed esperienza ha fatto si che ci si lasciasse trasportare maggiormente dalla fantasia.

3. In un mondo in cui internet sta acquisendo sempre più importanza , il modo in cui pubblicizza la sua attività ha subito cambiamenti?
Si, infatti abbiamo creato un sito dove inseriamo tutte le maschere che realizziamo e anche tramite la nostra pagina Facebook riusciamo a comunicare con tutto il mondo e lì come su TripAdvisor riceviamo la maggior parte delle prenotazioni.

4. Rispetto al passato, le richieste da parte dei clienti sono cambiate?
Sì, i cambiamenti ci sono statiperché rispetto al passato il turista arriva già molto preparato. Vuole prima vedere la lavorazione, quali materiali e tecniche vengono utilizzati. Richiede la storia della maschera e in particolare il processo di lavorazione; proprio per questo anche il laboratorio è stato modificato perché sempre più frequentemente richiedono di vederlo. 
Un’iniziativa che abbiamo pensato e che ha riscosso molto successo è stata quella di realizzare dei corsi da noi tenuti di decorazione.
Mettiamo a disposizione il laboratorio ed il progetto è rivolto a qualsiasi fascia d’età, dai bambini agli anziani che vengono raggruppati in gruppi da 7-8 persone. In questo modo invece di comprare la maschera già fatta portano a casa quella realizzata con le proprie mani. 

5. Quali sono le mascherepiù richieste? 

La tipologia più richiesta è quella delle maschere tradizionali, che vanno dal medico della peste fino alla Bautta del casanova.  

6. Hai mai collaborato con altri ambiti? 

Abbiamo avuto l’opportunità di collaborare con un importante atelier di Venezia , Nicolao che è conosciuto per realizzare i vestiti delle Marie da molti anni. Nel corso dell’anno, fuori dal periodo del carnevale, produciamo maschere per la Fenice.
Poi e bello perché c’è tanta gente che torna. es. Australia Tornano anche solo per fare un saluto
Instauri un rapporto, molto spesso bevono un caffè assieme . Non è una veneta veloce c’è anche una conversazione.  

7. Rispetto agli avvenimenti quali acqua alta e corona virus che hanno coinvolto Venezia, quali conseguenze ci sono state sulla sua produzione?
Sicuramente hanno avuto dei riscontri negativi sull’intera produzione, soprattutto perché si sono susseguiti in un breve arco di tempo. L’acqua per la prima volta è arrivata fino ai laboratori, pur essendo molto alti, danneggiando la struttura ed i materiali stessi. In più con lo scoppio del Corona virus in pieno carnevale, sono stati bloccati i flussi di turisti che rappresentavano la principale risorsa di guadagno.   

8. Cosa consiglierebbe ad un ragazzo che vuole diventare artigiano? 

Ora come ora è difficile consigliare, ci sono troppi intoppi e la competizione è molto alta, soprattutto su larga scala che è stata per noi la rovina. Cerchiamo di continuare nonostante le difficoltà, e ben venga se qualcuno volesse imparare, perchè è comunque una tradizione della nostra città. 

La cosa che più ci ha colpiti di tutta l’intervista è stata proprio la risposta a questa ultima domanda, ci ha fatto molto riflettere il fatto che la signora Michela con grande dispiacere sia stata costretta quasi a sconsigliare ad un giovane di intraprendere questa strada, ci ha parlato di tanti intoppi nel sistema , un sistema caratterizzato da forte concorrenza, dove solo i più grandi riescono a resistere, fragilità del sistema che si è resa ancora più evidente in questo momento di enorme crisi a livello mondiale dettata dalla pandemia ora in atto, che si aggiunge ai precedenti danni provocati dall’acqua alta. 

Quello dall’artigiano è un mestiere tanto bello quanto complicato, la realtà di Michela deriva da una tradizione di molti anni fa, ben radicata nel territorio e già ampiamente conosciuta tra i turisti, prendere in mano adesso una faccenda del genere può risultare molto più rischioso e difficile.
È l’esperienza che gli permette di riuscire a stare al passo con i tempi, adeguando la tradizione alla modernità, alla continua competizione e alla velocità dei mercati. Dovrebbero cambiare troppe cose nel sistema, poche tutele nei confronti della concorrenza, quasi un abbandono da parte delle istituzioni verso ciò che è parte fondante nella nostra terra, che costituisce la tradizione, permette di portarla avanti negli anni e che attira ogni anno migliaia di turisti.
La competizione su larga scala è stata la rovina per tante realtà veneziane, anche se ultimamente dice che qualcosa inizia a cambiare, il turista vuole il made in italy, riconosce e cerca la qualità, vuole un oggetto che rappresenti il territorio, vuole una esperienza che porti il ricordo del viaggio. La signora Michela spera che con tutto questo trambusto sia l’anno del cambiamento, spera che ci si renda conto delle realtà locali che rendono bella e speciale la nostra città e per questo, nonostante tutto decidono di non mollare, vogliono portare aventi l’attività e l’esperienza e la passione è dalla loro parte. La passione è quella che non morirà mai per queste quattro sorelle verso la loro attività, “mi piace arrivare a Venezia e coglierne l’atmosfera, una realtà che si può capire solo vivendola, il mio lavoro mi piace, è creativo, ogni giorno è diverso, vedo gente di tutte le nazioni, parlo lingue diverse, si sentono modi diversi di vivere.
Tanti clienti ritornano, mi cercano anche solo per fare un saluto, questo ci dà soddisfazione, si ricordano di noi e ciò ci spinge ad andare avanti, vuol dire che il nostro lavoro è apprezzato, per noi una vendita non è solo semplice scambio di denaro, dietro ce un rapporto, si instaura una conversazione che a voltare può diventare un’amicizia. Questo è il mio lavoro, la mia passione, la mia vita.
 

Intervista realizzata da Fancesca Solivo e Elica Carraro grazie al Progetto Giovani Talenti 2 proposto dal Comune di Venezia e dalla Cooperativa Sociale Sumo nell’ambito dei Piani Giovani Regionali 2019/2020.

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Fill the Gap!

15 aprile 2020 Sumo Senza categoria

 

In questa nuova condizione che tutti stiamo cercando di affrontare al meglio, il lavoro si trasforma, si ripensa, si reinventa

In questo senso siamo contenti di poter dire che il progetto Mind the Gap (https://bit.ly/2VlUL0a) prosegue on-line!

Continuano i colloqui individuali, inoltre abbiamo organizzato 3 incontri online di gruppoil percorso ponte “Fill the Gap” incentrato sul tema “Soft Skills e mondo del lavoro”!

Sono tre incontri, ciascuno della durata di un’ora, durante i quali verrà offerta la possibilità di leggere e consolidare alcune soft skills di base:
1) la comunicazione efficace per l’autopresentazione
2) l’autostima e la capacità di gestire lo stress
3) l’organizzazione e la gestione del tempo

Puoi partecipare a tutto il percorso o a singoli appuntamenti. Da solo, o con amici, basta iscriversi!
Le attività sono gratuite e rivolte ai ragazzi del Comune di Venezia, tra i 16 e i 22 anni, che non stanno andando a scuola o lavorando, oppure che stanno facendo fatica a studiare / cercare un lavoro.

Per iscriverti compila entro lunedì 27 Aprile il modulo di Google https://forms.gle/B51xatrUxKmbKxGM8 

oppure invia una email a: mindthegap.ve@gmail.com indicando nome, età, città di domicilio/residenza, un recapito telefonico e l’indicazione di quali appuntamenti vuoi seguire.

Invieremo una mail di conferma e le istruzioni per poter partecipare all’incontro on-line.

 

LEGGI QUI il programma completo!

Intervista al Maestro e all’allievo

19 marzo 2020 Sumo Senza categoria

PARTE I

INTERVISTA AL MAESTRO

Quando siamo entrati nella bottega, Saverio Pastor era girato di spalle, chino su un remo. Appena ci ha visti entrare, ha interrotto il suo lavoro e si è presentato con un sorriso cortese, ma stanco. Si è appoggiato sul tavolo di legno alla sua sinistra e, in silenzio, ha aspettato. A quel punto, è sorta spontanea la domanda.

Sappiamo che sono sorti alcuni problemi a causa dell’“Acqua Granda”. Com’è la situazione adesso?

Di problemi ce ne sono stati; per esempio, uno dei macchinari è diventato inutilizzabile. Poi, sapete, l’acqua è salita e scesa e più volte abbiamo dovuto svuotare la bottega, aspettare che la marea scendesse e poi pulire.

Il maestro si ferma per un attimo e guarda altrove. Pensiamo abbia già concluso la risposta, però continua.

Ma il vero problema è un altro: è lo stato d’animo che l’acqua alta ti lascia. L’incertezza sul futuro pervade Venezia. Oggi siamo qui, domani chissà.

In terraferma la figura del remèr è poco conosciuta e si sa ben poco della sua importanza storica e culturale.

La “cura del remo” è un’arte nata con e per Venezia.

Il remèr è il carpentiere specializzato che trae dal legno le forme dei remi e delle forcole. Pastor ci ha detto che all’epoca, essendo diffuso, era addirittura un mestiere scontato, mentre ora desta stupore.

In che modo è cambiato il suo lavoro rispetto a quando ha iniziato?

Avevo un maestro che sembrava uscito dal Medioevo. Entravo in bottega e mi pareva di fare un salto di cento anni. I sistemi erano antichi e noi abbiamo apportato qualche modifica, ma i principi costruttivi sono gli stessi: la manualità, la personalizzazione… e poi c’è sempre il rapporto biunivoco fra artigiano e richiedente. L’artigiano costruisce attorno alla richiesta la forcola, o il remo.

Dati i tempi che avanzano sente la necessità di pubblicizzare la sua attività?

Guardando l’allievo, il maestro sorride ironico, come se ne avessero già discusso tra loro. Poi risponde.

“Eh, forse dovremmo. In realtà, esiste già El Felze [1] ... non sapete cos’è? Male, molto male.”

El Felze è un’associazione che “dà voce al corale dispiegarsi dei mestieri che crea il sistema gondola”. Si occupa di promuovere la conoscenza delle arti della gondola e diffonderne la tradizione, attraverso incontri culturali e varie iniziative, fra cui visite alle botteghe come quella di Pastor, che ospita dieci scolaresche all’anno.

Cosa consiglierebbe a un ragazzo, o ragazza che vuole diventare remèr?

Adesso c’è meno lavoro, quindi è più difficile assumere apprendisti. Un’apprendista è una mano in più, ma anche un investimento: si mira ad assumerlo in seguito, ma apprendere il mestiere è difficile e il maestro deve dedicarci del tempo.

Ora ci sono cinque remèri in tutto, di cui tre lavorano da soli. Questa in confronto sembra una fabbrica. Io sono fortunato, perché a lavorare siamo in due.

Guarda attorno a sé, la bottega e l’allievo, e allarga le braccia. La “fabbrica” di cui parla ha ben poco di industriale. Il grigiume ha lasciato spazio al calore del legno, il macchinario a scalpelli e seghetti. Solo ora realizziamo che ogni remo e forcola attorno a noi è stata plasmata a mani nude. Iniziamo a comprendere la sensazione di un viaggio nel passato. Il tempo sembra essersi fermato di fronte alla tradizione.

Crede che il mestiere di remèr continuerà ad esistere?

Sì, o almeno a Venezia… se rimarranno abitanti. Se penso al remér, penso a Venezia. (+) Tuttavia, esistono molti appassionati in Italia e all’estero, che spesso sono i nostri maggiori clienti. Ad esempio, negli Stati Uniti, ci sono centocinquanta gondolieri.

Rifarebbe tutto daccapo?

Bella domanda.

Il maestro sospira, ma risponde con fermezza.

Sì. Questa è un passione. Ho iniziato a sedici anni e mezzo da apprendista di Giuseppe Carli. Pensavo che non avrei mai imparato. “Sei troppo vecchio”, mi ripeteva, “non imparerai mai”. E alla fine, la frustrazione dell’apprendista è costante. Non si smette mai di imparare, anche da maestri. Inoltre, per i vecchi maestri l’allievo era sia una risorsa sia un danno, dal momento che costituiva una forza lavoro in più, ma in breve tempo poteva diventare un concorrente. Il mio maestro non mi hai mai insegnato direttamente, ero io a dover avere la scaltrezza di cogliere qualche segreto del mestiere.

Ora come all’epoca, questo mestiere non porta guadagno. Ecco, ai giovani direi questo: con questo mestiere non si diventa ricchi, ci si permette il lusso di fare un mestiere che piace.

PARTE II

INTERVISTA ALL’ALLIEVO

Nel frattempo, Pietro Meneghini non ha smesso di lavorare e il suono del carteggio sul remo

Cosa le ha fatto scegliere il mestiere di remèr?

È cominciato tutto con la passione per le barche, sin da quando da piccolo mi hanno regalato una barca di legno. Dopo il diploma ho frequentato un corso per la costruzione di barche. Per caso ho scoperto che Saverio cercava un apprendista. Pensavo che non avrei mai imparato. Mi ha messo davanti una forcola e mi ha detto “carteggiala”. Ora non è più come una volta, l’ambiente lavorativo è più piacevole. Il maestro Carli addirittura si nascondeva dai suoi allievi quando doveva impostare una forcola, la parte più complessa della lavorazione. Ogni apprendista era lasciato a sé. Qui è diverso, se sono ancora qui significa che il mio maestro è paziente.

Come si giunge dal legno grezzo alla forcola?

Si parte da tronchi di alberi da frutto essiccati. Principalmente noce, oppure pero, di colore più chiaro, o ciliegio, più tenero. Qua in bottega il primo passaggio, che è anche il più complesso, consiste nel taglio grezzo con la sega a telaio, per poi rifinire al meglio la forcola con sega a nastro, ascia e ferro a petto.

Lei, invece, riterrebbe conveniente pubblicizzare la vostra bottega?

La pubblicità moderna non renderebbe giustizia alla cura del remo. Non può essere prodotto in serie perché perderebbe il proprio valore. La pubblicità moderna non può funzionare perché per apprezzarlo ci vuole sensibilità estetica e culturale; infatti, i nostri maggiori compratori sono francesi ed europei di grande cultura. Certo è che il turismo aiuta molto e porta qui appassionati stranieri di voga alla veneta. Per fortuna, tra i concorrenti, Pastor è il più conosciuto. A un gondoliere le forcole durano 20/25 anni, a chi voga occasionalmente anche una vita intera.

Il maestro Giuseppe Carli si era già reso conto che la forcola poteva diventare un elegante elemento d’arredo. Ancora oggi noi viviamo anche di questo: spesso, coloro che ne riconoscono la bellezza acquistano forcole a questo scopo. È in linea con il concetto di design: non è utile, ma è bella da vedere. E, in effetti, guardate: sono bellissime.

Pietro accompagna il nostro sguardo verso delle forcole già terminate ed esposte. (sinuosa eleganza)

Dopo l’acqua alta vi siete sentiti sostenuti in qualche modo?

L’associazione El Felze ha raccolto donazioni per le botteghe maggiormente danneggiate, ma si tratta comunque di cifre simboliche. Quell’ondata di solidarietà noi non l’abbiamo sentita. Ogni ora di lavoro per un artigiano costa e abbiamo perso in tutto dieci giorni. Il maestro è arrabbiato per la mancanza di sensibilità dovuta alla situazione dei residenti in relazione al turismo di massa.

Proprio in relazione al turismo, crede che anche il suo mestiere rischi di assumere la facciata di “vecchia arte”?

Impossibile, non siamo pagati come figuranti, ma per il nostro lavoro. È innegabile che di riflesso viviamo di turismo; alla fine i gondolieri chi trasportano?

E lei, rifarebbe tutto dall’inizio?

Sì, ormai è difficile essere partecipi della creazione di un prodotto dal materiale grezzo alla vendita. Il prodotto finale è connesso all’artigiano e, come ogni arte, ha una parte di lui in sé.

Eppure, al giorno d’oggi, l’artigianato non si annovera più fra le arti riconosciute e generalmente apprezzate, poiché è opinione comune che non riesca a reggere il confronto con l’espressività e l’immediatezza dell’arte contemporanea; tuttavia, uno sguardo più attento può cogliere ciò che è insito nell’opera dell’artigiano, che non è semplice oggetto, ma vera opera d’arte, poiché racchiude nella sua essenza anni di evoluzione artistica e personale.

Ora con l’ascesa della produzione in serie, il mestiere di artigiano è stato escluso dal grande mercato, in quanto meno conveniente. Eppure, il prodotto dell’artigiano di fronte a questa sfida non ha perso valore, ma viene esaltato nella sua unicità.

[1] el felze: era la cabina mobile posta al centro della gondola, riparo dei passeggeri d’inverno, di notte, o in caso di pioggia e vento.

L’intervista è stata realizzata da Lisa Spolaor e Giovanni Lazzarini all’interno del progetto “Giovani Talenti 2”, organizzato dalla Cooperativa Sociale Sumo per il Comune di Venezia nell’ambito dei Piani Giovani 2019/2020.

LE PERLE IN VETRO VENEZIANE: DAL PASSATO AL PRESENTE

2 marzo 2020 Sumo Senza categoria

Di Emma Lorenzi, Giulia Favaretto e Giulia Negrin

Grazie al Progetto Giovani Talenti 2 proposto dal Comune di Venezia e dalla Cooperativa Sociale Sumo nell’ambito dei Piani Giovani Regionali 2019/2020, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere la storia del vetro veneziano, intervistando gli artigiani dell’Azienda Biancardi, i quali ci hanno aperto le porte della loro attività mostrandoci dal vivo come si svolge: dalla fusione del vetro al confezionamento dei loro prodotti.

STORIA DELLE PERLE VENEZIANE E DELL’AZIENDA BIANCARDI

L’Azienda Biancardi, che si trova a Venezia presso Fondamenta delle Ceneri, è un’attività di famiglia avviata trent’anni anni fa, nata dalla volontà di lavorare con un materiale nobile che fa  parte della storia Veneziana e riconosciuto da tutto il mondo. 

img_3134I primi manufatti realizzati con il vetro furono le perle di vetro, risalenti al II millennio a.C.; questa tecnica artigianale si estese poi in tutto il Mediterraneo centrale.
Nel 1291 il doge della Repubblica di Venezia fece spostare le fonderie dei vetrai da Venezia a Murano in modo da evitare incendi, ma questa disposizione non venne mai imposta ai produttori di perle, poiché la loro lavorazione non costituiva alcun pericolo per la città.
Le perle prodotte a Venezia furono richieste in tutto il mondo, soprattuto nell’Africa Occidentale, dove diventarono, inoltre, monete di scambio.
Il nostro interlocutore ci spiega come è iniziata la sua carriera e come si è avvicinato al mondo dell’artigianato. Ci racconta che una volta il percorso era diverso: l’allievo, in genere, si affiancava al maestro vetraio e imparava seguendo il suo modello.
Al giorno d’oggi, invece, esiste a Murano la Scuola del vetro “Abate Zanetti”, la quale fornisce allo studente le competenze adatte per lavorare al meglio il vetro e per affrontare, al termine degli studi, il mondo del lavoro
Il nostro interlocutore imparò da una maestra perlera, la quale gli insegnò la lavorazione delle perle di vetro e progressivamente, con tanta pazienza, questi si evolse fino ad diventare un professionista del mestiere.
Agli inizi l’Azienda Biancardi lavorava nel settore dell’arredamento, oggi realizza gioielli di bigiotteria artigianale in vetro.

PROCESSO DI LAVORAZIONE DELLE PERLE DI VETRO

L’artigiano ci spiega che esistono due tipi di lavorazione del vetro: la lavorazione in rame, alla quale abbiamo assistito, e la lavorazione con l’acciaio.
La prima prevede la lavorazione della canna di vetro mediante l’ausilio di un filo di rame, il quale verrà poi bruciato grazie a un particolare acido, permettendo la formazione del classico buco che costituisce la perla.
La seconda tecnica invece, si serve di una barra d’acciaio e di distaccante per la formazione del foro; questo procedimento è impiegato sopratutto per la lavorazione di perle con foglie d’argento e graniglia.
Infine esistono due strumenti per raffreddare il materiale: la verniculite, una particolare tipologia di sabbia, e un macchinario chiamato muffola.
Il raffreddamento graduale è indispensabile in quanto improvvisi sbalzi di temperature causerebbero lo scoppio del vetro.
Ci viene spiegato infine che una delle peculiarità di questa azienda, è la lavorazione del vetro americano dicroico sopra al tradizionale vetro di Murano, procedimento opposto alle convenzionali tecniche di lavorazione. 

 COLLABORAZIONI E RICHIESTE

I segreti di questo antico mestiere, ci spiega l’artigiano, sono la pazienza, la pratica e la fantasia, soprattutto perché, al giorno d’oggi, la parte più difficile è prendere il vetro, materiale antico, e modernizzarlo seguendo la tradizione.
Per fare ciò l’azienda non si rifà a Brands in particolare, ma unisce, alla creatività, l’ispirazione data dalle tendenze del momento.
Collaborazioni con aziende esterne alla loro impresa solitamente non avvengono, ma realizzano modelli speciali su domanda dei clienti, in particolare ci confessa che le richieste più stravaganti che abbiano mai ricevuto sono un collare per cane e dei portatovaglioli per la Casa Reale Inglese.
Considerevole è la richiesta a livello internazionale, soprattutto da parte di Americani, Arabi e Giapponesi e i prodotti più richiesti sono collane e orecchini, venduti principalmente durante le fiere ma anche sul sito dell’Azienda, in particolare in Giappone sono molto venduti i bracciali caucciù da uomo.   

VALORIZZARE L’ARTIGIANATO

L’Azienda Biancardi comprende quattro parti: il laboratorio delle perle, il laboratorio della bigiotteria, lo showroom e l’ufficio, ed è composta attualmente da tre dipendenti più una giovane  stagista. L’artigiano, infatti, ci dice che la sua bottega ha molto piacere di collaborare con studenti e giovani, soprattutto per tramandare la tradizione e far appassionare sempre più persone a questo antico mestiere poco valorizzato.

img_3146Infatti, nonostante l’aiuto odierno delle reti sociali, divenute ormai lo strumento di comunicazione principale, il mondo dell’artigianato rimane un settore chiuso, nel quale il confronto è svolto principalmente tra la gente del mestiere.
Oggigiorno l’artigianato è molto gratificante per la persona che svolge questa attività ma non a livello economico; l’artigiano spiega che non è possibile valutare con prezzo reale in relazione al tempo che ci si impiega perché, se si facesse così, ci sarebbe sicuramente poca richiesta.
L’artigiano ci spiega inoltre, che una delle maggiori preoccupazioni per chi svolge questa attività, è la concorrenza del mercato cinese, il quale vende i propri prodotti d’inferiore qualità a prezzi stracciati e, attualmente, le persone preferiscono alla qualità il risparmio.
Una volta, difatti, la richiesta era maggiore: la crisi del 2008, in generale, ha pesato su tutti i settori che trattano beni non di prima necessità, lasciando così dei segni indelebili anche nella loro attività.
Fortunatamente, spiega il nostro interlocutore, l’UNESCO sta per riconoscere la lavorazione della perla veneziana come arte mondiale da tutelare, insieme alla Francia l’Italia si sta infatti muovendo per identificare questa lavorazione come mestiere DOC.
Come accennato prima, per giunta, si svolgono delle fiere durante l’anno, nelle quali si promuove il vetro e la sua valorizzazione: l’artigiano cita in particolare la settimana del Vetro Veneziano che si svolge a settembre.

PROGETTI FUTURI DELL’AZIENDA

Infine chiediamo al nostro artigiano quali saranno i progetti futuri della loro bottega: questi spiega  che il loro desiderio è quello di crescere e ampliarsi sempre di più, grazie alla loro passione e alle costanti nuove idee e possibilità. Ogni anno l’obbiettivo è quello di creare almeno due nuove collezioni contenenti pezzi nuovi e particolari, dal classico alla novità e di cercare di soddisfare, sempre più, ogni fascia d’età e le differenti richieste da parte dei negozi.
Per concludere ci mostra come esempio la loro ultima collezione composta da sofisticati accessori realizzati con pelle italiana e perle soffiate.

http://www.biancardivenezia.it

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UNA NUOVA IDEA DI ARTIGIANATO

2 marzo 2020 Sumo Senza categoria

di Antonio Mattesco e Rachele Maggiò

Grazie al progetto “Giovani Talenti 2”, organizzato dalla Cooperativa Sociale Sumo per il Comune di Venezia nell’ambito dei Piani Giovani 2019/2020, noi due, Antonio e Rachele, abbiamo avuto la possibilità di recarci presso l’azienda “Ceolin Fabbri d’arte” di Marcon, per poter scoprire in che cosa consiste oggi l’artigianato e per poter intervistare i direttori dell’azienda Teo e Paride.
Ci siamo chiesti dapprincipio come fosse nata questa azienda e che cosa li avesse spinti a dedicarsi proprio a questo tipo di artigianato.
Ci hanno spiegato come loro nonno, un ” maniscalco”, ovvero un fabbro del paese, abbia iniziato a lavorare al ferro battuto giusto per “guadagnarsi il pane”.
La richiesta ha iniziato poi ad aumentare e loro affermano che : “Si può dire che nostro nonno abbia avuto fortuna con la sua azienda anche grazie al boom economico di quegli anni”.
Il nonno decide quindi di mandare suo figlio, ovvero il padre di Teo e Paride, all’accademia del ferro battuto diretta da Toni Benetton, uno scultore italiano di fama internazionale.  Proprio lì loro padre divenne un’artista, come loro stessi lo hanno definito.
Passando per il ruolo del “garsone”, ovvero dell’apprendista, loro padre incrementò sempre di più questa sua abilità nello scolpire, per arrivare poi ad aprire una vera e propria azienda che dapprincipio aveva sede a Mogliano.
Loro padre iniziò a creare vere e proprie opere, come si può notare guardando questi raffinatissimi mancorrente.

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Ma, come ci hanno detto i due fratelli, “i tempi sono cambiati”.  La storia della loro azienda arriva dunque al presente e i due direttori ci spiegano che hanno preso loro le redini dell’azienda spostando la sede a Marcon e adattandosi a quel tipo di design “minimalista” che oggi va molto di moda.
Se una volta quest’arte era basata sul lavoro manuale perché la moda richiedeva eleganza e raffinatezza, ora loro dicono che ” é il momento in cui l’artigianato deve diventare tale con il cervello, non con le mani”.
Con questa affermazione, ci illustrano come non sia più possibile ai giorni d’oggi lavorare al ferro battuto senza l’uso di macchinari tecnici e programmi di disegno meccanico. 

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Sarebbe infatti un’illusione credere che si possa continuare a lavorare manualmente il ferro battuto senza rimetterci una somma di denaro molto più ampia del ricavato, dal momento che le richieste oggi esigono una precisione tecnica di molto superiore rispetto a quella che si può ottenere manualmente.
Se le cose stanno così, ci siamo chiesti dunque che cosa distingue una loro opera rispetto ad una di quelle che vengono prodotte dalle grandi industrie.
E proprio a questa domanda, le risposte sono state: “La finitura”, ovvero la fase in cui viene perfezionato il lavoro, e “la filosofia”.
Ci spiegano come infatti bisogna cercare di entrare in sintonia con il proprio cliente, cercando di rendere l’oggetto reale il più vicino possibile all’oggetto che lui aveva pensato, come ci ha mostrato in alcuni di questi disegni Teo.

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Teo ci spiega che il cliente dà solo delle indicazioni generali su ciò che desidera, senza entrare nei dettagli; sta poi agli artigiani sviluppare questo suggerimento per trasformarlo in un progetto. Per fare questo ci si avvale oggi di programmi digitali di disegno con cui si lavora alle singole parti che comporranno il prodotto finito.
In conclusione dunque Teo ci ha detto : ” Nostro padre è un’artista, noi siamo degli artigiani.”
È proprio così che siamo riusciti a cogliere l’essenza dell’artigianato oggi: l’artigianato oggi non deve essere ritenuto tale solo se il lavoro è compiuto totalmente a mano, ma perché l’obiettivo delle loro opere sta nel singolo e non nelle masse.

Tessitura Luigi Bevilacqua, viaggio nella Venezia settecentesca

2 marzo 2020 Sumo Senza categoria

di Isabel Musoni e Giovanna Longobardi
nell’ambito del progetto Giovani Talenti 2 realizzato insieme alla Cooperativa Sociale Sumo per il Comune di Venezia all’interno dei Piani Giovani 2019/2020

 

Meraviglia, pazienza e soddisfazione.” Queste le tre semplici parole con cui una tessitrice descrive il suo complesso lavoro. Un’attività antica e affascinante che ancora oggi si può ammirare alla Tessitura Luigi Bevilacqua, celebre azienda tessile veneziana, teatro di incredibili creazioni.

Abbiamo avuto l’opportunità di visitarla, noi, Isabel e Giovanna, lo scorso 22 gennaio, accolte e accompagnate da Alberto Bevilacqua, trisnipote del fondatore, Luigi Bevilacqua.

La sede, situata nel sestiere di Santa Croce, affacciata sul Canal Grande, è adornata da magnifici tessuti dai mille colori e disegni, mentre gli antichi telai affiancano il corridoio che ci troviamo a percorrere durante la visita.

 

L’azienda nasce ufficialmente, sotto forma di impresa, nel 1875. Ci sono però dei documenti, portati alla luce proprio da una studiosa del tessuto, la professoressa Doretta Davanzo Poli, che attestano la famiglia Bevilacqua attiva nel settore tessile a partire dal quattrocento. I telai utilizzati all’interno della tessitura, invece, erano di proprietà della Scuola della Misericordia, fatta chiudere da Napoleone all’inizio del 1800.

La lavorazione, come abbiamo avuto l’occasione di apprezzare, è interamente manuale, con le stesse tecniche e strumenti utilizzati ai tempi della Serenissima. La produzione, di conseguenza, risulta piuttosto lenta. Parliamo, in media, di alcune decine di centimetri di tessuto al giorno per tessitrice.

Non solo: spesso preparare un telaio per una determinata produzione può richiedere tempi notevoli, anche mesi di lavoro. Bisogna andare ad attaccare i fili di seta uno a uno sul telaio con la gomma arabica. Poi magari bisogna fare un nuovo disegno, e quindi battere le schede, o tingere la seta perché il cliente vuole un colore particolare. “Noi produciamo ancora – aggiunge Alberto – il filo d’oro, per qualche cliente; una volta a Venezia esisteva proprio l’industria auro-serica.”

L’unica cosa che viene fatta semi-industrialmente è la battitura dei cartoni dei telai jacquard, tra i primi computer della storia poiché vanno a leggere delle schede perforate che andranno poi a creare il disegno.

Attualmente la tessitura produce esclusivamente velluti. “Una volta – ci spiega Bevilacqua – venivano prodotte varie tipologie di tessuti. Abbiamo voluto continuare solamente la produzione di velluto perché è proprio una tradizione veneziana.”

Questo pregiato tessuto, inventato intorno al 1300, infatti, è stato portato a Venezia da profughi lucchesi che, a causa delle persecuzioni politiche all’epoca dei Guelfi e dei Ghibellini, hanno chiesto asilo politico e sono stati ben accetti poiché hanno insegnato ai veneziani la tessitura del velluto, diventata ben presto importantissima per la città. Venezia, difatti, nel 1500, contava circa 6000 telai, migliaia di persone occupate in questa attività e il fiorente commercio dei rinomati velluti veneziani.

Come le tessitrici del tempo, le tessitrici dei Bevilacqua azionano gli antichi telai e tenendo in mano un piccolo strumento, chiamato “remotto”, che presenta all’interno una lametta, con il quale andranno a tagliare la seta, creano il caratteristico tessuto. Grazie a una coppia di lunghi ferri, invece, si va a creare il cosiddetto effetto del “soprarizzo”: la seta “più alta”, che assume anche un aspetto cromatico più scuro, costituisce il velluto tagliato, mentre l’altro livello è il riccio. In questo modo il velluto presenta tre dimensioni (il fondo, il riccio e il tagliato) e delle varianti cromatiche poiché la stessa seta assume colorazioni diverse.

 

 Celebri collaborazioni e prestigiosi restauri

“Noi produciamo essenzialmente – spiega Alberto –  per l’arredamento. Adesso però c’è stato un ritorno molto importante del velluto nell’alta moda.” La Tessitura Bevilacqua ha infatti lavorato per Christian Dior, Valentino, Gucci per le borse, Dolce e Gabbana, con cui collabora da oltre vent’anni, anche per vestiti da uomo, e prodotto velluto per abiti indossati da Sierra Miller, Monica Bellucci, Bianca Brandolini D’Adda.

La tessitura ha inoltre realizzato il velluto per le sedie delle residenze private del Cremlino. “Hanno tolto il tessuto originale prodotto nel 1700 e hanno voluto che lo rifacessimo con le stesse caratteristiche tecniche.” Oppure ancora, predisposti tre telai, hanno prodotto in due anni e mezzo 740 metri di velluto per il Palazzo reale di Dresda, completamente distrutto nel tristemente famoso bombardamento durante la seconda guerra mondiale.

“Noi avevamo fatto in origine – racconta Bevilacqua – i tessuti del teatro La Fenice. Dopo l’incendio hanno ricostruito in maniera abbastanza industriale e non hanno più utilizzato gli artigiani veneziani, anche perché se si vuole fare una cosa con tempi abbastanza rapidi, bisogna rivolgersi a delle strutture industriali.”

 

Concorrenza e tutela della tradizione

“Noi siamo gli ultimi testimoni – afferma Alberto – di questo tipo di produzione, perché adesso si è passati a delle produzioni di natura industriale. La concorrenza è quasi nulla perché c’è un’altra piccola tessitura nella riviera ligure, alcune in Francia, ma noi nel nostro piccolo, siamo la più grande tessitura manuale in Europa.”

In Francia, nonostante ci siano parecchie tessiture, non c’è più la manodopera, perché è mancata, negli anni, la trasmissione della conoscenza. Per la Tessitura Bevilacqua è stato infatti fondamentale tenere delle vecchie tessitrici affinché insegnassero il loro savoir-faire a quelle nuove. “Altrimenti – sottolinea Bevilacqua – non si è più in grado di esercitare queste attività artistiche. É successo e sta succedendo: penso a Murano, per esempio, o al merletto. Diventano produzioni più industriali ed è un’altra cosa. Il nostro poi è uno sforzo non indifferente nel senso che i nostri sono telai complicati, anche solo per le dimensioni, se si rompe un pezzo, non c’è il pezzo di ricambio, devi rivolgerti al falegname, al fabbro e così via.”

Apprendiamo inoltre che da parte delle autorità veneziane non vi è un grande interesse per salvaguardare realtà come la Tessitura Luigi Bevilacqua. “Bisogna arrangiarsi, andare avanti con i mezzi propri. Non vogliamo gli aiuti, ma che magari ti dessero qualche lavoro da fare. È successo raramente: la presidenza della provincia tanti anni fa, le sale del Casinò. I costi poi di tenere in piedi un’attività a Venezia, con tutti i problemi che ci sono, sono molto maggiori. Però è importante perché messa qui ha un certo valore, se la metti a Porto Marghera, cambia.”

 

Artigianato e tecnologia, amici o nemici?  

Come ci spiega Bevilacqua, la tecnologia aiuta le aziende artigiane come la loro soprattutto in quella che è la fase della presentazione del prodotto. “Una volta la gente doveva venire qui, adesso guardando il sito internet, dove mettiamo anche dei filmati della produzione, può rendersi conto di ciò che facciamo e quindi capire e giustificare il prezzo che determinati prodotti hanno.”

Anche attraverso i social media, la tessitura ha sempre più visibilità. “Sanno della nostra esistenza cosa che una volta non si sapeva. Adesso abbiamo sempre più visite, più notorietà, andiamo nelle televisioni, nei giornali, nei documentari.”

 

Artigiano e mondo contemporaneo, un paradigma che funziona?

“Adesso l’artigianato – suggerisce Alberto – viene anche rivalutato. L’anno scorso, per esempio, hanno fatto una mostra molto importante, chiamata Homo faber, all’isola di San Giorgio. Questa manifestazione tende proprio a mettere in rilievo la figura dell’artigiano, una via di mezzo fra colui che fa un’attività manuale e l’artista.”

Del resto, come ci fa osservare Bevilacqua, la loro tessitura si inserisce in un discorso più ampio, che riguarda tutta l’arte in generale. L’Italia vanta il 70% circa del patrimonio artistico mondiale, non così raramente, però, la maggior parte delle opere finisce nelle cantine dei musei.

“Un futuro dell’artigianato – conclude Alberto Bevilacqua – potrebbe esserci, però non è facile. Tuttavia in questo mondo in cui tutto diventa sempre più massificato, comincia a esserci un’élite di persone, che può avere anche solo la disponibilità economica, però magari anche valori culturali, che sa apprezzare determinati prodotti.”

 

Aperte le iscrizioni al progetto “PARTECIPATTIVI”

8 ottobre 2019 Sumo Senza categoria

Finalità:

L’iniziativa intende formare e accompagnare un gruppo di giovani, attraverso un’azione di coaching, per creare una sorta di piccola agenzia di comunicazione e fungere da team di supporto alla promozione e organizzazione di alcune azioni del Piano Giovani. L’obiettivo è quello di implementare le loro competenze relative ai diversi tipi di linguaggi da usare per una comunicazione efficace e approcciare competenze relative alla programmazione, organizzazione e gestione di eventi pubblici, con l’obiettivo di far sperimentare ai giovani l’esperienza della partecipazione civica attiva.

Attività:

Fase 1: promozione del progetto attraverso un gruppo di peer coinvolti come “hotspot” per raggiungere i loro coetanei in modo efficace e attraverso i canali social più utilizzati dai giovani e raccolta delle iscrizioni.

Fase 2: verrà creato un team di 10 giovani partecipanti che creeranno una sorta di piccola agenzia di comunicazione e si avvierà un primo ciclo di 4 appuntamenti preparatori per costruire il gruppo, favorire la conoscenza reciproca e definire insieme le “regole del gioco”.

Fase 3: successivamente si realizzeranno degli incontri con cadenza bi-settimanale – guidati da un moderatore – nel corso del quale il gruppo sarà accompagnato alla concreta progettazione e realizzazione delle azioni di supporto (ad es. campagne mirate di comunicazione per promuovere gli incontri in biblioteca, promozione del percorso teatrale, pubblicazione di articoli di racconto delle iniziative realizzate, supporto all’organizzazione di piccoli appuntamenti in biblioteca).

Adesione: fare richiesta di partecipazione inviando una mail entro il 19 ottobre 2019 a frequenzevez@comune.venezia.it.
Il personale della Biblioteca entro il 7 novembre 2019 invierà conferma, o meno, via mail dell’avvenuta iscrizione e comunicherà luogo data e orario luogo data e orario dell’incontro dell’incontro per definire il programma e il calendario delle attività.

Le domande di iscrizione verranno accolte secondo l’ordine di arrivo.

Locandina informativa scaricabile

 

Giovani Talenti: aperte le iscrizioni per la seconda edizione

7 ottobre 2019 Sumo Senza categoria

Dopo il successo dell’anno scorso torna anche quest’anno il progetto “Giovani talenti” realizzato grazie ai Piani Giovani della Regione Veneto e al Comune di Venezia e inserito all’interno dei progetti Frequenze Vez.

Il progetto si propone di stimolare nei ragazzi la percezione del valore di un approccio culturale al mondo artigianale e creare uno spazio comunicativo dove gli studenti condividano e valorizzino le competenze multidisciplinari di artigiani professionisti e piccole imprese.

Dare ai partecipanti delle competenze relative al giornalismo digitale, alla creazione di siti web e di gestione dei social network finalizzata alla promozione di realtà/iniziative del territorio e sulla conduzione di interviste e sulla redazione di articoli di giornale.

Ai  20 partecipanti sarà proposto:

  • un corso di formazione di 6 ore su tecniche e strumenti di storytelling e narrazione online;
  • visite in aziende artigiane del territorio durante le quali i ragazzi potranno scattare foto, raccogliere impressioni e intervistare gli artigiani;
  • un laboratorio di giornalismo online per arrivare alla pubblicazione di un articolo che racconta l’azienda artigiana visitata.

Per candidarsi è necessario inviare una mail segnalando il proprio interesse a frequenze.vez@comune.venezia.it entro il 19 ottobre.
Il personale della Biblioteca Vez di Venezia entro il 7 novembre 2019 invierà conferma, o meno, via mail dell’avvenuta iscrizione e comunicherà luogo, data e orario dell’incontro dell’incontro per definire il programma e il calendario delle attività. Le domande di iscrizione verranno accolte secondo l’ordine di arrivo.

Locandina Informativa Scaricabile

Come prepararsi per un colloquio di lavoro

1 ottobre 2019 Sumo Appuntamenti, Associazioni, Blog, corsi, Garanzia Giovani, Giovani, Lab Training, News, Politiche Attive, Scuola, Senza categoria

All’interno del progetto “Mind the Gap” realizzato insieme al Comune di Venezia e a Coges Don Milani mercoledì 2 ottobre si terrà un incontro per parlare insieme di come prepararsi al meglio per sostenere un colloquio di lavoro.
L’incontro è rivolto a tutti i ragazzi e le ragazze tra i 16 e i 22 anni residenti nel Comune di Venezia che vogliano saperne di più sull’argomento, che abbiano dubbie . domande che cercano soluzione e che vogliano condividere la loro esperienza con altri loro coetanei.
A condurre l’incontro sarà presente una operatrice della nostra cooperativa.

L’appuntamento è per mercoledì 2 ottobre dalle 16.00 presso Lab Altobello, via Altobello 7L, a Mestre

Per info e iscrizioni contattateci a mindthegap.ve@gmail.com

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