“Arte e cultura per il Bene Comune”

13 marzo 2019 Sumo Senza categoria

CESCOT VENETO
Titolare del Progetto
“altroVE”
Cod. 15-0001-718-2018
Approvato con Decreto n. 783 del 02/08/2018, DGR n. 718 del 21 maggio 2018 – INN Veneto, Cervelli che rientrano per il Veneto del futuro – POR FSE 2014 – 2020 – Ob. “Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione”

Promuove, in collaborazione con Sumo Società Cooperativa Sociale, il percorso formativo gratuito
“Arte e cultura per il Bene Comune”
rivolto a 6 partecipanti occupati
Descrizione del progetto
Il progetto AltroVe intende promuovere una sinergia di interventi e pratiche partecipative per la trasformazione di Venezia, Mestre e Marghera. Coinvolge creativi, in qualsiasi parterre o da qualsiasi contesto essi provengano: arte, cultura, terzo settore, commercio, istituzioni. Mette a sistema queste realtà dinamiche, ne accresce l’impatto sul territorio e potenzia la loro capacità attrattiva, considerando la co-produzione culturale quale fattore propulsivo di un’identità urbana riattualizzata. Le azioni di sperimentazione culturale e contaminazione creativa hanno l’obiettivo di formare un quartier generale ibrido, determinato a trattenere e attrarre talenti. Le attività di progetto vogliono generare ricadute in termini di inclusione sociale e di occupazione, in particolare nel settore dell’arte e della cultura.
Interventi
Arte e Cultura per il Bene Comune, è un percorso formativo partecipativo, che si articola in quattro differenti incontri dedicati all’arte come strumento di valorizzazione, riqualificazione e riappropriazione degli spazi comuni. Il percorso coinvolgerà 6 beneficiari in azioni di mappatura, osservazioni sul campo, laboratori indoor e lezioni frontali. Attraverso queste azioni, ci si pone l’obbiettivo di intercettare tutte le realtà, pubbliche o private, che si fanno agenti di propositività con e per la comunità, attraverso proposte di partecipazione attiva elaborate da equipe multidisciplinari e multisettoriali. Il bene comune è uno strumento fondamentale che la comunità deve saper far fiorire e tutelare: arte e cultura possono diventare agenti mobilitanti, portatori di cambiamento, fattori di crescita, cuciture tra tessuti sociali sfaldati. Le attività previste dal percorso dunque, sono centrate sulla comprensione dei meccanismi che sottendono le iniziative degli stakeholder attivi sul territorio, nell’interesse finale di avviare nuove forme di riutilizzo, riappropriazione e residenzialità contro lo svuotamento e il disuso.
Obiettivi specifici del percorso
Obbiettivo principale del percorso, è la creazione di un nuovo concetto di riutilizzo e di valorizzazione dell’ambiente urbano sottoutilizzato. Attraverso lo strumento del welfare culturale e della generatività artistica, verranno elaborate iniziative ed eventi di libera fruizione, verranno creati spazi ibridi di sperimentazione e trasformazione atti a rigenerare il tessuto urbano inteso come rinnovata occasione di inclusione e partecipazione comunitaria. Mediante la collaborazione e l’intervento di esperti di settore e formatori, verranno forniti ai partecipanti tutti gli elementi utili per poter proporre esperienze e forme di turismo esperienziale sostenibile, in grado di garantire plus valore ai luoghi e alle tradizioni territoriali.
Inoltre, verranno creati dei cantieri di elaborazione e produzione artistico-culturale atti a rispondere alle esigenze della comunità e a promuovere politiche di benessere e partecipazione dei suoi membri.
Tempistiche
Ciclo di quattro incontri, distribuiti nei seguenti giorni e con i seguenti orari:
• Sabato 6 Aprile 2019 dalle ore 9.30 alle ore 13.30
• Giovedì 11 Aprile 2019 dalle ore 18 alle ore 21
• Giovedì 18 Aprile 2019 dalle ore 18 alle ore 21
• Giovedì 9 Maggio 2019 dalle ore 18 alle ore 20
Durata complessiva del percorso: 12 ore
Sede del percorso formativo
Lab Altobello, sito in Via Altobello 7L, 30172 Mestre.
Destinatari e requisiti – Requisiti obbligatori
Il laboratorio è rivolto a 6 beneficiari lavoratori.
Domanda di partecipazione e presentazione della candidatura
Scadenza invio candidatura: la domanda dovrà essere inviata all’indirizzo mail: sumo.lavoro@gmail.com
Entro e non oltre il 2/04/2019
Si terranno conto delle domande pervenute entro la data indicata fino ad esaurimento posti disponibili e previa verifica di tutti i requisiti richiesti.
Al messaggio di posta elettronica dovranno essere allegati esclusivamente documenti in formato PDF. Il candidato si assume le responsabilità derivanti dall’eventuale mancato recapito della domanda e della relativa documentazione.
La domanda dovrà essere completa di:
• Domanda di Partecipazione compilata reperibile online presso l’indirizzo www.sumonline.it
• Curriculum vitae aggiornato
• fotocopia fronte e retro del documento di identità e fotocopia del codice fiscale;
• fotocopia del permesso di soggiorno valido (se cittadini extracomunitari);
• cedolino/busta paga per i dipendenti; visura camerale o ultima fattura per i liberi professionisti

La mancanza o inesattezza della/e domanda, con gli allegati sopra indicati, comporterà l’esclusione dalla selezione.

Selezioni
L’ammissione al percorso avverrà in conformità ad una graduatoria risultante da un’attività di selezione a cura di una commissione appositamente designata il cui giudizio è insindacabile. La modalità di selezione degli 8 destinatari tra i candidati ammessi avverrà tramite test e colloqui motivazionali.
Le selezioni dei partecipanti si avvieranno il giorno 3 APRILE 2019 DALLE ORE 10 fino alla conclusione delle domande pervenute. Si terranno presso LAB ALTOBELLO – Via Altobello 7L Mestre (Ve)

Benefit
Per i destinatari dell’iniziativa non è prevista l’erogazione di un’indennità di partecipazione.
Il percorso è gratuito. L’attestato sarà conferito solo se il destinatario avrà raggiunto la frequenza di almeno il 70% del monte ore delle attività formative e laboratoriali.

Info:
Sito web: www.sumonline.it
Indirizzo Mail: sumo.lavoro@gmail.com

leggi qui il Bando

scarica qui la Domanda di Partecipazione

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Viaggio dentro l’arte del vetro

8 marzo 2019 Sumo Senza categoria

di Giada Pavan e Elia Carraro

Oltre ad abitare nella città più bella del mondo, siamo fortunati ad avere milioni di possibilità di incontrare il vero artigianato e le tradizioni più antiche di Venezia, guardarle e scoprirle.
Per questo l’8 gennaio 2019, abbiamo avuto la possibilità di conoscere da vicino una “bottega” veneziana, la ditta “Biancardi”, proprietà di Pierluigi Biancardi e Cristina Aleu.

“Di cosa si occupa la vostra azienda?”
Noi ci occupiamo solo della produzione di perle in vetro con lo scopo di vendere gioielli.

“Chi sono i dipendenti che lavorano all’interno della ditta?”
È una ditta a conduzione familiare, mia figlia è la modella per gli scatti, mio figlio produce le perle, io e Cristina ci occupiamo della contabilità, e di tutto ciò che riguarda il marketing dell’azienda.

“Da quanti anni esiste la “Biancardi”?
Ho fondato questa azienda circa 30 anni fa.

“Quali sono le maggiori preoccupazioni quando si ha un azienda di questo tipo?”
Bisogna studiare molto perché è un’attività artistica e la moda cambia ad ogni stagione, bisogna riuscire a produrre e superare la concorrenza, soprattutto con i nuovi mercati in gioco.
Il problema non è produrre, è sempre vendere, far riconoscere la qualità.

“Come fate a far conoscere i vostri prodotti?”
Esponiamo i nostri lavori due volte l’anno alla fiera internazionale, più precisamente nei mesi di gennaio e settembre; inoltre anche a Parigi all’incirca una settimana prima e a Madrid una settimana dopo.

“Come vi comportate rispetto ai nuovi mercati virtuali?”
Ormai molti compratori, si rivolgono solo al commercio via internet, per questo possediamo un blog e una pagina Facebook dove quotidianamente ci rendiamo disponibili al pubblico e rendiamo noti i nostri lavori.


“E rispetto alla concorrenza?”

La garanzia del posto è già una firma, noi fabbrichiamo direttamente nel luogo da dove ci vengono forniti i materiali.
Alcuni tipi di vetro li puoi comprare solo ed esclusivamente a Murano.
Anche gli sponsor hanno una grande influenza, soprattutto loro perché è così che ci conoscono in tutto il mondo.

“Da cosa prendete ispirazione per le vostre creazioni?”
L’ispirazione deriva spesso dagli anni di esperienza, dalla nostra lunga carriera, siamo inoltre fortunati ad avere molta creatività.

“È difficile lavorare in questo campo?”
No questo è un lavoro fisicamente non molto difficile, richiede di più uno sforzo nel capire e nel cogliere le nuove tendenze, nel elaborare la propria esperienza. La parte più difficile sta nel produrre le perle. Il vetro deve essere lavorato attentamente sennò rischia di scoppiare

“Come vengono decisi i prezzi?”
Il prezzo varia sia a seconda del materiale, abbiamo perle che richiedono lavorazioni più elaborate e materiali più costosi, altre meno.
Inoltre dipende dalla quantità di pezzi che ci viene richiesta, più ne dobbiamo creare più cala il prezzo.
Come singoli gioielli, più il prezzo si alza più il mercato si restringe.

“Com’è il rapporto con i vostri clienti?”
Inizialmente solo professionale, ma con il tempo è la fiducia che impieghiamo a determinare il rapporto è capitato che molti compratori diventassero amici di famiglia, e ora ceniamo spesso insieme.”

Il progetto “Giovani Talenti” è promosso da Sumo SCS insieme a CNA di Venezia, oltre a 30 piccole imprese artigiane, Scuole superiori e delle Università̀ del territorio.
L’iniziativa è stata finanziata nell’ambito dei Piani di intervento in materia di politiche giovanili DGR 1392 del 29/08/2017 promossi dalla Regione Veneto, Direzione Servizi Sociali – Unità famiglia, minori, giovani e servizio civile, ed è stata realizzata grazie alla guida del Comune di Venezia, Direzione Sviluppo, Promozione della Città e Tutela delle tradizioni, Settore Cultura.


Pavimenti alla veneziana: un’arte non ancora perduta

6 marzo 2019 Sumo Blog, Giovani, Senza categoria

Di Giulia Emma Pandiani e Elena Bonaventura

Un’opportunità non comune, quella di partecipare al progetto “Giovani Talenti: dalla tradizione all’innovazione” ha permesso di conoscerci, entrambe studentesse di Conservazione e Gestione dei Beni Culturali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, e di entrare per la prima volta nel mondo del giornalismo digitale. Grazie a questa breve ma importante esperienza abbiamo avuto modo di esplorare un’arte globalmente poco conosciuta, ma di grande rilievo in un contesto locale come quello della città in cui viviamo. Se pur di un’attività concretamente molto impegnativa si tratti, non possiamo non riferirci ad essa come a una vera e propria forma artistica, quella dei pavimenti alla veneziana, nata secoli or sono e perpetuata a partire dal 1973 da Patrizio Attilio, fondatore dell’omonima azienda a conduzione familiare. In uno scenario come quello odierno in cui persino una città come Venezia, di una rara e fragile bellezza, risulta vittima di fenomeni quali la globalizzazione (principale nemico delle attività peculiari di un territorio) e del turismo di massa incontrollato, è stata una piacevole scoperta constatare che aziende come quella dei fratelli Roberto e Alessandro Patrizio ancora perpetuano una tradizione di antiche origini attraverso tecniche uniche e materie prime di qualità.

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ORIGINI
Il pavimento alla veneziana (detto anche “terrazzo”) è un tipo di pavimentazione caratteristica dell’area veneziana e triveneta. Conosciuta già ai tempi dell’antica Grecia e successivamente in epoca romana, è solo nella Venezia del Settecento dei dogi, e in particolare nel Rinascimento, che questa tecnica trova maggior diffusione. Fino a cinquant’anni fa ogni stanza era caratterizzata da un pavimento diverso, oggi invece si tendono ad uniformare le stanze della zona giorno e quelle della zona notte. Ogni pavimento è realizzato in loco, dove gli artigiani portano tutte le attrezzature necessarie.

MATERIALI
Una delle prime problematiche in cui si incorre è la reperibilità dei materiali con i quali vengono realizzati i pavimenti alla veneziana. Essi infatti sono difficili da trovare in loco e per questo gli artigiani si recano a Verona, una zona ricca di cave, per procurarsi l’occorrente. I materiali acquistati vengono poi macinati e successivamente divisi in sacchi in base alla loro granulometria.
Un’altra difficoltà legata ai materiali e alla realtà cui quotidianamente gli artigiani devono far fronte è lo spazio necessario al deposito delle merci. Come è facilmente intuibile, in una realtà come Venezia sarebbe impensabile concepire grandi magazzini dove poter depositare le merci e così si utilizzano spazi più ridotti in cui l’organizzazione e la cooperazione sono essenziali. Una caratteristica del lavoro di questi artigiani è il riuso dei materiali: tutto ciò che è scarto di cantiere viene infatti riciclato, dalle malte alle pietre alla calce. Ad esempio, laddove presente, viene demolito il sottofondo del pavimento precedente, setacciato e impastato nuovamente per crearne uno nuovo.

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ATTREZZATURE
Diverse sono le attrezzature utilizzate per la realizzazione di queste opere d’arte uniche nel loro genere. Può capitare che il materiale non arrivi in azienda già macinato o che occorra un’ulteriore raffinazione. Di questo si occupa il frantoio, il macchinario che serve per frantumare e macinare i materiali che vengono successivamente vagliati con appositi setacci di diverse trame. Vengono inoltre utilizzate attrezzature di uso più comune, ma non meno importante, quali scope, aspirapolvere, rulli, spazzoloni e ginocchiere, utili all’artigiano quando spazzola direttamente a contatto con la superficie. Un altro attrezzo di primaria importanza è il montacarichi, che può essere di varie tipologie, più o meno pesante e con più o meno capacità di carico. Il più utilizzato pesa cinquanta chili e può sollevare fino a duecento chili.

TECNICHE
La tecnica di realizzazione dei pavimenti alla veneziana è assai complessa e prevede diverse fasi di lavoro. Attraverso un’analisi stratigrafica del pavimento stesso, è possibile individuare i diversi materiali e le tecniche utilizzate dagli artigiani per la sua realizzazione. Dapprima viene realizzato un sottofondo formato da un impasto di tegole, mattoni e vecchi pavimenti macinati di circa quattro centimetri costituito da grosse granulometrie sul quale viene stesa la cosiddetta “stabilitura” , un impasto grigio dallo spessore di un centimetro. Successivamente vengono seminati tutti i granulati di marmo. Tramite dei rulli, nel settore chiamati “colonne”, viene pressato il marmo precedentemente inumidito. Ciò che risulta al termine di questi passaggi è una sorta di calcestruzzo che successivamente verrà levigato e lucidato. Le tempistiche di realizzazione del pavimento sono piuttosto brevi: esso viene infatti realizzato in un giorno (un solo artigiano realizza all’incirca dieci metri quadrati al giorno). Ciò che però è di fondamentale importanza è il tempo necessario all’asciugatura e alla successiva levigatura: il sottofondo necessita di quattro o cinque giorni per una completa asciugatura, dopo di che viene posato e levigato il pavimento che riposerà per circa un mese sotto a un telo di nylon, per impedire che l’impasto superficiale si asciughi troppo velocemente e di conseguenza perda forza, ovvero resistenza ( in caso contrario potrebbe fessurarsi e staccarsi).
Non è possibile la realizzazione di pavimenti identici l’uno all’altro, ognuno è un’opera d’arte unica. La particolarità di un pavimento alla veneziana però è la possibilità di essere personalizzato dal committente a proprio piacimento, a seconda della percentuale dei colori e delle misure di pezzatura desiderati, scegliendo tra le varie campionature presenti in azienda.

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IL RESTAURO DELLA PAVIMENTAZIONE DELLA CHIESA DI SAN BENETO A VENEZIA
La chiesa di San Beneto (Benedetto) è un edificio religioso situato nella città di Venezia, nel sestiere di San Marco. Secondo la tradizione il primo edificio, dedicato a San Benedetto Abate, fu eretto nell’XI secolo, successivamente demolito e riedificato nel 1620. Dopo quarant’anni di chiusura, l’edificio ha riaperto al pubblico in seguito a un importante restauro, realizzato da cinque aziende artigiane locali, che hanno collaborato mettendo a disposizione il proprio sapere. Ciò di cui l’azienda Patrizio Attilio s.n.c. di Patrizio Roberto e Patrizio Alessandro si è occupata è stato il restauro di un antico pavimento alla veneziana già esistente all’interno dell’edificio. Trattandosi di una pavimentazione antica (di circa duecento metri quadrati) rimasta al chiuso per anni, gli artigiani per prima cosa si sono occupati della pulizia della stessa: inizialmente hanno scopato per rimuovere i detriti dati dallo sbriciolamento del marmo; tramite l’aspirapolvere è stata poi aspirata la maggior quantità di polvere possibile, per poi poter ripetutamente lavare la superficie con uno spazzolone e un detergente non aggressivo. Infine per mezzo di una macchina aspiratrice è stato rimossa l’acqua in eccesso e il pavimento è stato incerato con un prodotto liquido.

L’ARTIGIANATO : UNA REALTA’ DA SALVAGUARDARE E INCORAGGIARE
Con questo articolo vogliamo sottolineare quanto le imprese artigianali siano importanti per Venezia, una città sempre più dedita al turismo.
L’artigianato veneziano ha origini antichissime e lo sviluppo di nuove realtà commerciali ha oscurato queste attività che meritano di essere salvaguardate e incoraggiate.
Alcune figure professionali (https://venicewiki.org/wiki/Arti_e_mestieri) che per secoli hanno dato vita a Venezia stanno via via scomparendo per cedere il posto alle grandi industrie che lavorano a ritmi più veloci minimizzando i costi del lavoro.
Tuttavia, c’è chi con audacia va controcorrente e continua a portare avanti la tradizione dell’artigianato veneziano, utilizzando materie prime pregiate e tecniche uniche.

Il progetto “Giovani Talenti” è promosso da Sumo SCS insieme a CNA di Venezia, oltre a 30 piccole imprese artigiane, Scuole superiori e delle Università̀ del territorio.
L’iniziativa è stata finanziata nell’ambito dei Piani di intervento in materia di politiche giovanili DGR 1392 del 29/08/2017 promossi dalla Regione Veneto, Direzione Servizi Sociali – Unità famiglia, minori, giovani e servizio civile, ed è stata realizzata grazie alla guida del Comune di Venezia, Direzione Sviluppo, Promozione della Città e Tutela delle tradizioni, Settore Cultura.


“Diamo Spazio al Legno!”

4 marzo 2019 Sumo Senza categoria

Di Antea Liberalesso e Stefano Visentin

Grazie al Progetto Giovani Talenti proposto dal Comune di Venezia, dalla Cooperativa Sociale Sumo e dal CNA di Venezia abbiamo avuto la possibilità di conoscere ed intervistare l’artigiano Ignazio Pavanini, che ci ha raccontato il mondo della bottega artigiana in cui lavora: Spazio Legno.

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La bottega è situata presso i capannoni del Consorzio Cantieristica Minore Veneziana, ex cantieri navali della Giudecca, del quale è società consorziata.
Quest’area rappresenta un’importante realtà nel contesto produttivo artigianale veneziano. Oltre a Spazio Legno infatti sono qui presenti altre aziende artigiane tra cui un tappezziere nautico, un fabbro, due falegnami e due cantieri nautici.
Spazio Legno, attiva dal 1980 ma trasferitasi nella sede descritta solo dal 1998, è riuscita a diventare un punto di riferimento nel campo della falegnameria locale. Nello specifico l’azienda si occupa di: carpenteria specialistica; produzione di arredi “su misura”; di serramentistica curata ed esclusiva; di cantieristica minore; restauri – chiese, musei e interni; allestimenti fieristici di mostre e manifestazioni culturali, come quelle operate in collaborazione con la Biennale di Venezia. Partecipa anche a mostre-mercato internazionali sulla cantieristica in legno.
L’attività artigiana di questa bottega si caratterizza per l’utilizzo di attrezzature e macchinari semplici ed essenziali, pensati per lavorazioni che si sappiano adattare alle richieste del mercato locale e non. E stare sul mercato non è facile perchè l’industria si fa sempre più competitiva e non sempre le realtà artigianali veneziane riescono a sopravvivere.
In merito, Ignazio ritiene che l’attuale tendenza di acquistare mobili, porte e portoni prodotti in serie dia solo apparentemente la sensazione di maggior efficienza e funzionalità; si tratta di prodotti che spesso si rivelano poi essere di bassa qualità.
Secondo la sua opinione, l’alternativa migliore sarebbe quella di restaurare periodicamente i vecchi oggetti, che, oltre ad avere una valenza storica, sono spesso di migliore qualità per i materiali usati e la lavorazione artigiana che li ha creati.

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Il nostro interlocutore ci ha raccontato com’è cominciata la sua carriera e come si è avvicinato al mondo dell’artigianato.
Durante la sua formazione Ignazio ha avuto la fortuna di conoscere l’architetto Carlo Scarpa, uno tra i più importanti architetti e designer del XX secolo, formatosi alla scuola d’arte e divenuto poi Rettore della Facoltà di Architettura a Venezia. Ignazio ha avuto l’occasione di osservare i disegni del Maestro, famoso per la meticolosità e la precisione.
Ignazio ci racconta anche che allora le cose erano diverse; per coloro che avevano il desiderio di apprendere un mestiere c’erano molte più opportunità lavorative rispetto ad oggi.

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A seguire, Ignazio ci ha illustrato la struttura ed il processo produttivo della bottega.
Gli operatori, suoi soci ed amici, sono otto ed il materiale più utilizzato è il legno d’abete, insieme a quelli di larice e rovere.

Come ultima domanda, chiediamo ad Ignazio quale messaggio vuole dare ai lettori del nostro articolo. La risposta ha sottolineato l’importanza di essere curiosi di sapere ed imparare, di saper apprezzare il lavoro degli artigiani, di sostenere l’artigianato e di preservare la capacità del lavoro manuale. E questo deve essere tanto più vero nelle città storiche, perchè è un modo per conservarne l’enorme patrimonio storico ed artistico.
Aggiunge, poi, che sarebbe necessaria una maggiore cultura della manutenzione perché ciò che possiediamo una volta perso è irrecuperabile ed il nuovo non può sostituirlo.

Dal nostro punto di vista l’opportunità di svolgere questa intervista è stata molto stimolante ed interessante. Entrare in contatto con questa realtà artigiana ci ha trasmesso molte cose, tra cui l’importanza della storia, del bagaglio culturale locale, e ci ha fatto riflettere sull’importanza di mantenere e tramandare queste vere e proprie arti manuali, che non rappresentano solo un “mestiere”, ma anche una preziosa parte della nostra cultura.

http://www.spaziolegno.com/

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Il progetto “Giovani Talenti” è promosso da Sumo SCS insieme a CNA di Venezia, oltre a 30 piccole imprese artigiane, Scuole superiori e delle Università̀ del territorio.
L’iniziativa è stata finanziata nell’ambito dei Piani di intervento in materia di politiche giovanili DGR 1392 del 29/08/2017 promossi dalla Regione Veneto, Direzione Servizi Sociali – Unità famiglia, minori, giovani e servizio civile, ed è stata realizzata grazie alla guida del Comune di Venezia, Direzione Sviluppo, Promozione della Città e Tutela delle tradizioni, Settore Cultura.

Vetro Murano Arte: un Maestro d’eccezione.

24 febbraio 2019 Sumo Senza categoria

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di Carolina Trupiano e Tommaso Dylan Zuin

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Dicembre 2018. In una gelida giornata nebbiosa ci avventuriamo verso l’isola di Murano alla scoperta di una delle abilità artigiane più famose e autentiche d’Italia che contribuisce a rendere celebre il nome di Venezia nel mondo: l’arte vetraia.

L’attraversamento dell’isola per raggiungere l’atelier di Lorenzo Ferro ci fa immergere in un’atmosfera calma e autentica, un susseguirsi di abitazioni di pescatori, piccole imbarcazioni, vetrerie, l’antica Fonderia Valese, la magnifica Basilica dei Santi Maria e Donato.
Quello di Lorenzo è un piccolo laboratorio, con uno studio e uno spazio di lavoro, ideale per forgiare creazioni che non necessitano dell’ampiezza della fornace. La bottega, per la vendita e l’esposizione, si trova invece nel sestiere di San Polo, a Venezia.

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Il fascino del posto è amplificato dalla presenza di strumenti di lavoro, antichi testimoni della dedizione famigliare. Pinze e tubi di vetro coloratissimi, che Lorenzo ci spiega essere dei semilavorati – usati poi dalle aziende per le loro esigenze – che destano il nostro stupore poiché sembrano fasci di luce, essi stessi degni di essere considerati oggetti da esposizione.
Ma la vera arte del maestro risiede nei suoi celebri bassorilievi in vetro, realizzati grazie a matrici progettate e disegnate a mano dal padre che con questo prodotto artigiano ha saputo creare un vero e proprio brand nel mercato cittadino.
Nei bassorilievi sono raffigurate vedute frontali di palazzi che nella loro stilizzazione riprendono le forme classiche ed esuberanti del gotico veneziano e che brillano grazie all’uso della foglia d’oro, applicata sulla matrice dopo la colata di vetro sulla matrice. Le rifiniture colorate in blu cobalto e rosso porpora creano la bidimensionalità nella raffigurazione, spesso di soggetto sacro richiamando l’arte bizantina: dall’effige dell’icona della Madonna della Salute, venerata nei secoli e tuttora amata protettrice della popolazione, alla Nicopeia della Basilica di San Marco.
Oggetti che risplendono nelle case veneziane: Lorenzo ci spiega che il fruitore dei bassorilievi non è il turista per caso, ma il veneziano autoctono che vuole ricordare le sue origini, festeggiare un avvenimento, decorare la casa con un oggetto che solo la sua città può creare e solo in essa è comprensibile.
Lorenzo ci mostra alcuni meravigliosi bassorilievi che simboleggiano l’armonia amorosa attraverso una coppia di pavoni o di leoni intrecciati in un abbraccio; sono icone tratte dai bassorilievi marmorei dalla basilica di Santa Maria Assunta di Torcello e diventano un regalo perfetto per la celebrazione di un’unione.

Piccoli oggetti di vetro popolano gli scaffali del laboratorio. Hanno le forme più svariate e divertenti; gufi dai contorni dorati, piccoli cactus, frutti, fichi viola e verdi, talmente ben rifiniti da sembrare veri, ciliegie, castagne, melograni.
Una scelta raffinatissima per imbandire una tavola a festa, così come cuori e sfere di diverse sfumature, impalpabili per leggerezza, per creare un albero di Natale di eccezionale eleganza.
E’ la raffinatezza dei pezzi e l’accurata esecuzione che richiama la clientela elitaria: un legame che naturalmente si crea quando è la qualità a dominare.
La speranza è che una bottega artigiana come questa possa continuare a vivere e prosperare nel futuro pur considerando la concorrenza spietata di piccole produzioni non autoctone e di qualità inferiore.
La carenza di giovani che approccino al mestiere – ce ne parla tristemente Lorenzo – è preoccupante. I ragazzi spesso sono alla ricerca di un lavoro che dia appagamento a breve termine.

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Questo è invece un mestiere dai tempi lunghi, i cui risultati si vedono negli anni, nella coltivazione della passione e nei frutti del commercio; è un’abilità che richiede una formazione costante, grande concentrazione, precisione e tanto amore. L’arte del vetro di Murano non morirà finché queste caratteristiche saranno proprie di ognuno di noi.

Da quest’esperienza ci rimarrà il ricordo dell’autenticità e della grazia che solo una mano abile ed esperta – dotata della perizia dell’artigiano e dell’occhio dell’artista, e soprattutto nata e istruita dalla tradizione famigliare – può donare ad opere manifatturiere che brillano di luce, risplendono nei giochi di trasparenza, recano gloria al nome della nostra città.

Il progetto “Giovani Talenti” è promosso da Sumo SCS insieme a CNA di Venezia, oltre a 30 piccole imprese artigiane, Scuole superiori e delle Università̀ del territorio.
L’iniziativa è stata finanziata nell’ambito dei Piani di intervento in materia di politiche giovanili DGR 1392 del 29/08/2017 promossi dalla Regione Veneto, Direzione Servizi Sociali – Unità famiglia, minori, giovani e servizio civile, ed è stata realizzata grazie alla guida del Comune di Venezia, Direzione Sviluppo, Promozione della Città e Tutela delle tradizioni, Settore Cultura.


Digitalizzazione delle opere: come rendere la cultura accessibile a chiunque.

19 febbraio 2019 Sumo Senza categoria

di Elena Brocca e Francesca Lombardo

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Nel cuore di Venezia, nell’unica piazza della città, dedicata all’omonimo evangelista, cornice dei principali avvenimenti che hanno caratterizzato la storia della Serenissima e non solo, Piazza San Marco è tutt’ora scenario della contemporaneità. Con il tintinnio delle tazzine dei vari caffè storici e il vocio dei turisti intenti ad ammirare tale meraviglia che fanno da colonna sonora, vi è un luogo dove la quiete e il silenzio fungono da padroni.
Accolte da imponenti statue entriamo nella Biblioteca Nazionale Marciana.
Oltre ad essere una meta turistica imperdibile per coloro che hanno interessi artistici e letterari, è un punto di riferimento per molti studiosi e veneziani che qui possono arricchire le loro ricerche.
Attraversando la Sala di Lettura, ci dirigiamo verso la Sala dei Manoscritti in cui, previa autorizzazione, si recano coloro che hanno bisogno di consultare opere specialistiche particolarmente rare e delicate. Per comprendere il valore dei libri custoditi in questa stanza, basti pensare che al suo interno si trovano scritti greci e latini, alcuni risalenti persino all’XI Secolo. Qui, nonostante prevalga il valore storico e l’attrazione verso l’antico, la tecnologia
ha un ruolo importante nella fruizione di questo patrimonio. Compito che spetta a Shylock.
No, non ha preso vita il famoso antagonista de “Il Mercante di Venezia” di Shakespeare, un ebreo adunco, avaro e spietato che alla fine, pur di avere i suoi soldi da Antonio, chiede al suo
debitore la “libbra di carne”; Shylock è il nome dell’azienda che abbiamo visitato. Essa è una piccola impresa che da più di trent’anni opera nelle
biblioteche, un’impresa che ha saputo rinnovarsi e restare al
passo con i tempi.

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Tutto nacque negli anni Ottanta/Novanta in cui la loro principale attività era di catalogazione e costruzione di database elettronici (che, in un tempo successivo, vennero aperti al mondo del web). Verso la fine degli anni Novanta entrò in una “fase digitale” dove si iniziarono a fotografare, digitalmente appunto, manoscritti, carte geografiche, spartiti musicali, ecc. Un business che riflette l’analogico schema dei microfilm: lo studioso commissionava l’esecuzione dei microfilm e coloro che chiedevano una copia in un secondo momento, la pagavano a prezzi più modici.

PROCESSING

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Attualmente, la finalità di Shylock e-Solutions ruota principalmente intorno alla digitalizzazione dei materiali antichi (manoscritti, cartografie, cataloghi specialistici,…) e della loro fruizione online.
Su richiesta degli utenti, si eseguono riproduzioni parziali o totali di opere, che vengono fornite prima ad essi e, in una seconda fase, confluiscono nel grande portale di Biblioteca Digitale Italiana (www.internetculturale.it) dove possono essere accessibili da chiunque, senza vincoli né limiti di tempo. In una visione più pratica, con questo servizio un ricercatore residente all’estero ha modo di consultare il libro di suo interesse comodamente dal proprio computer ed infinite volte, senza doversi recare a Venezia. Inoltre, questo sistema contribuisce ad un maggiore mantenimento delle copie cartacee: potendo consultare un manoscritto antico digitalmente, si scongiura il suo deterioramento, abbassando
anche eventuali tempistiche necessarie per il suo restauro.
Nel laboratorio in cui opera Shylock avviene la digitalizzazione dei materiali: il manoscritto commissionato dall’utente, viene posto su una superficie nera con due lampade fotografiche che fungono da illuminazione; è fondamentale che la luce sia neutra e la pagina sia perfettamente piana. La fotografia viene eseguita dall’operatore mediante una reflex sorretta da una struttura e posta
parallelamente al manoscritto da immortalare.
A questo punto entriamo nella fase di post-processing, basata sulla correzione,
omogeneizzazione e standardizzazione dei file e, successivamente, si procede con la catalogazione delle immagini seguendo degli standard dati dalla Biblioteca Digitale Italiana. Questi parametri che vengono integrati si chiamano “metadati” o, più ufficialmente MAG, Metadati Amministrativi Gestionali (che sono i dati di catalogo: titolo, autore, anno di pubblicazione ecc. e dati che descrivono tecnicamente ogni singola immagine: punti, pixel, schema colore ecc. ndr). Per ogni immagine si producono cinque versioni: una master cioè una “copia prima” in estensione tif, una versione a 300dpi adatta per la pubblicazione online, una a bassa definizione, una di dimensioni molto piccole e l’ultima, quella avente la filigrana, elemento molto importante per la gestione e il mantenimento del copyright. Va specificato che la filigrana ha un ruolo fondamentale in quanto è utile per mantenere l’originalità dell’opera e risalire al proprietario in caso di uso improprio, quando si richiede una copia per questioni di studio; in
caso di riproduzioni digitali al fine della pubblicazione, vi sono delle specifiche tasse ministeriali.
Per caricare i manoscritti ormai digitali sull’archivio della Biblioteca Marciana viene creato un pacchetto chiamato SIP (Supply Information Package) contente le immagini, opportunamente rinominate, e i file xml ad essa collegati (in cui si trovano i metadati). Esso, inoltre, andrà a confluire nella Biblioteca Digitale Italiana mediante un processo di harvesting, il cui l’archivio nazionale sopracitato attingerà i file che ancora non possiede dai vari siti delle biblioteche della penisola.

NOTING

Processed with VSCO with a4 preset
Processed with VSCO with a4 preset

L’attività di Shylock ha preso una specifica direzione nel 2017, quando il MiBac ha indetto nuove misure in materia di riproduzione e circolazione internazionale dei beni culturali, rendendo libere le riproduzioni digitali “con mezzo proprio negli Istituti culturali” che ha consentito agli utenti della Marciana di poter fotografare le pagine dei libri di loro interesse in modo autonomo.
Chiaramente questo decreto ha permesso la fruizione della cultura in modo più libero ed indipendente, scongiurando l’antica idea che essa appartenesse ad un’élite di esperti del settore. Tuttavia, se essa, da un lato, nei tempi più recenti, è diventata democratica ed accessibile a tutti, dall’altro vengono a meno le risorse per il mantenimento di strutture e realtà che da sempre si occupano della sua salvaguardia. Ci spieghiamo meglio: nel caso del luogo da noi visitato, questo nuovo regolamento ha permesso che le immagini fotografate da privati non debbano necessariamente confluire nel circuito Biblioteca Digitale Italiana, permettendo liberamente l’esportazione del patrimonio della Marciana e spesso incombendo in questioni riguardo alla loro riproducibilità.
Concludendo, vi abbiamo descritto il procedimento di digitalizzazione step by step, in ogni suo dettaglio, per far comprendere ai nostri lettori, quanto essa sia un’invenzione che sì, ci possa facilitare la vita, ma dietro le quinte di un libro facilmente consultabile online, si nasconde un lavoro enorme che necessita di un forte bagaglio di conoscenze e competenze.
Abbiamo trovato molto interessante questa stretta convivenza tra il mondo di Shylock e il mondo della Biblioteca Marciana, quasi un estremo rapporto tra la modernità della digitalizzazione e il mondo antico dei manoscritti.
Ma a che categoria potremmo attribuire l’impresa che abbiamo visitato? Il workshop “Giovani talenti: dalla tradizione all’innovazione” ci ha aiutato a comprendere l’importanza della comunicazione digitale per promuovere, attraverso un processo creativo di attualità, sia realtà emergenti sia aziende che hanno sempre partecipato della storia di Venezia. Vi sembrerà una scelta inconsueta, ma abbiamo deciso di includere Shylock nella categoria “artigianato locale” in quanto si sta parlando di un’attività con un profilo storico ben definito, in cui l’intervento manuale e la mente umana fungono da “direttori d’orchestra”; un’attività che si svolge da anni e partecipa di un processo di tradizione.
Eh sì, perché secondo noi all’interno della tradizione vi deve essere l’elemento della “traduzione” e non si parla di un semplice gioco di parole: un procedimento che si ripete per generazioni può sopravvivere e convivere con la contemporaneità solo nel momento in cui riesce ad evolversi e partecipare dell’attualità, pur mantenendo il valore storico che fa di sé una realtà da conservare. Shylock è stato capace di trovare uno stretto collegamento tra l’antico e il moderno, con il principale fine di salvaguardare la cultura ed esportarla in modo contemporaneo e controllato.

Il progetto “Giovani Talenti” è promosso da Sumo SCS insieme a CNA di Venezia, oltre a 30 piccole imprese artigiane, Scuole superiori e delle Università̀ del territorio.
L’iniziativa è stata finanziata nell’ambito dei Piani di intervento in materia di politiche giovanili DGR 1392 del 29/08/2017 promossi dalla Regione Veneto, Direzione Servizi Sociali – Unità famiglia, minori, giovani e servizio civile, ed è stata realizzata grazie alla guida del Comune di Venezia, Direzione Sviluppo, Promozione della Città e Tutela delle tradizioni, Settore Cultura.


Dalla produzione di maschere alla sopravvivenza dell’artigiano

18 febbraio 2019 Sumo Senza categoria

di Giulia Negrin e Camilla Mason

Il mondo delle maschere appare come una realtà affascinante, colorata, divertente, che incuriosisce spesso turisti e residenti stessi.  Ma, nell’era dell’industrializzazione la vita di questo settore non è semplice come appare.

L’artigianato è sempre stato un dei settori tra i più importanti per lo sviluppo dell’economia in Veneto. A Venezia, in particolar modo, si sviluppano l’arte del vetro, della ceramica, dell’oreficeria e dell’argenteria, del merletto, della pittura e della scultura, e infine, tra le più caratterizzanti della città lagunare, la produzione di maschere artigianali.
Il mondo delle maschere appare come una realtà affascinante, colorata, divertente, che incuriosisce spesso turisti e residenti stessi.  Ma, nell’era dell’industrializzazione la vita di questo settore non è semplice come appare. A tal proposito abbiamo intervistato una delle tre sorelle proprietarie del laboratorio artigianale di maschere Peter Pan, a Venezia.
Nell’intervista abbiamo trattato temi quali l’importanza dell’artigianato nel nostro paese, le preoccupazioni di chi appartiene a questo mondo, l’approccio dei turisti a quest’arte, le curiosità legate alla storia del settore e infine il processo di realizzazione delle maschere.
Le verità che si celano dietro questo impiego possono essere strabilianti, a tratti piacevoli e leggere e, a tratti, dure e difficili da accettare, toccano i temi più ampi e controversi come il ruolo della politica nei confronti dell’artigianato locale, la svolta del mercato dell’ultimo secolo e le conseguenze della globalizzazione.

Intervista alla proprietaria del negozio di maschere Peter Pan, Venezia

La vostra e’ una tradizione che si tramanda in famiglia o e’ stata una tua iniziativa quella di avviare questo tipo di attività ?
L’azienda Peter Pan è nata ormai 25 anni fa quando le tre sorelle Franceschini, appassionate di arte da sempre, dopo aver seguito un percorso di studi artistici hanno deciso di mettere in proprio l’attività artigianale di maschere di cartapesta interamente fatte a mano, come da tradizione veneziana.

Cosa pensa del ruolo delle maschere in Italia? Possiamo dire che queste sono importanti non solo per l’economia economico ma anche per la nostra stessa cultura?
Le maschere, in particolare a Venezia ma in realtà in tutta Italia, caratterizzano uno dei fondamenti della nostra cultura. Oggi vengono viste come oggetto folklorico e di fantasia, ma tempi addietro possedevano un significato ben preciso, nella vita reale, come nella commedia dell’arte, la cui nascita e sviluppo va di pari passo con quello delle maschere.
Un esempio di maschere di uso quotidiano erano la maschera del medico della peste, nella cui protuberanza che costituisce il naso erano inseriti fiori ed erbe, le quali, oltre a contrastare l’odore, si riteneva potessero evitare il contagio della peste. O la bautta del Casanova, il “latin-lover” che doveva nascondere la sua identità alla moglie. O la pittima, la maschera rossa di chi doveva dei soldi. O la riccamente decorata colombina, usata dalle dame durante i balli di gala. Infine le tragicomiche, dalle espressioni marcate, usate specificatamente nel teatro.

Perchè i negozi di maschere sono importanti per Venezia, al di là della tradizione?
La maschera è, per la cultura veneziana, innanzitutto un prodotto di tradizione, sebbene questo possa essere considerato ed utilizzato anche come articolo souvenir. Infatti, assieme a molti altri prodotti come gli oggetti in vetro di murano, risulta essere uno degli acquisti principali dei turisti. Questa nostra cultura delle maschere è inoltre piuttosto conosciuta anche all’estero.

Quali sono le principali preoccupazioni per chi svolge questo mestiere?
Per chi svolge questo mestiere oggi le preoccupazioni purtroppo sono molte. La sopravvivenza dell’artigianato è sempre più minacciata dall’insinuarsi dell’industria anche nella realizzazione di quelle opere che per secoli sono state realizzate a mano secondo la tradizione e neanche l’arte delle maschere è esente da ciò. Le calli di Venezia negli ultimi anni si sono infatti popolate di negozi che vendono maschere prodotte in serie nella grande industria facendo credere ai turisti, attratti dai prezzi più bassi, che queste siano i veri e tradizionali manufatti veneziani. E in tutto ciò, gli artigiani non sono minimamente tutelati dallo stato.
Proprio per questo motivo siamo oggi alla ricerca di qualsiasi progetto o evento che sia in grado di mettere in luce la nostra realtà e attirare l’attenzione dei possibili clienti verso prodotti realmente realizzati a mano secondo la tradizione. All’interno di ciò si colloca ad esempio “Il mercato delle maschere e dei costumi” un vero e proprio mercato che si tiene nel periodo del Carnevale in Campo S. Stefano a Venezia in cui gli artigiani di maschere e di costumi espongono le proprie creazioni interamente fatte a mano senza l’ausilio di nessuna macchina. I quest’epoca infatti, in particolare maniera, necessitiamo sempre più di fare sentire forte la nostra voce.

E’ importante stabilire un rapporto diretto con i clienti?
Si, infatti da un po’ di anni ci facciamo promotori di un progetto che vede, a disposizione di bambini e di adulti, l’attuazione di corsi e laboratori per la realizzazione di maschere, tutto direttamente nel nostro atelier. La prenotazione avviene via telefono o mail e, una volta raggiunto un numero consono di partecipanti, il corso può partire. Allestisco un tavolo, e, per una mattinata, un pomeriggio, o un’intera giornata, metto a disposizione i miei utensili e i miei accessori al pubblico, il quale ha la possibilità di realizzare,con le proprie mani ed il mio aiuto, la sua personale maschera. Per numeri importanti inoltre cerchiamo locations più ampie, in passato per esempio siamo stati ospitati all’hotel Laguna Palace di Mestre, dove abbiamo realizzato, assieme ad un’ottantina di persone provenienti dalla svizzera, diverse maschere dei più svariati generi. Ammetto che ci siamo divertiti davvero molto durante quell’evento, che ha totalizzato non poco successo anche tra i partecipanti!

Chi maggiormente acquista in questi negozi?
La figura di spicco è quella del turista un po’ più “colto” rispetto al compratore medio. Si parla di persone interessate al mondo della cultura italiana e soprattutto del teatro, non a caso, tra i modelli più richiesti vi sono quelli appartenenti alla commedia dell’arte. Parlando di nazionalità si parte dagli stessi italiani, fino a giungere all’oriente, ed ammetto che gli orientali occupano una buona percentuale dei turisti che acquistano maschere. Occasionalmente si parla anche di americani, russi, francesi o spagnoli.

Hai mai ricevuto commissioni?
Le commissioni sono molte, soprattutto durante il periodo del carnevale e spesso per parte di clienti affezionati che ogni anno tornano alla bottega. La maggior parte di questi prende solitamente parte alla sfilata che si tiene durante il periodo carnevalesco nelle calli della città lagunare. Per l’evento, il più delle volte, ci portano la stoffa dei loro vestiti per poter avere delle maschere fatte ad hoc per il proprio costume, pezzi unici che conservano con religiosa cura.
Altre volte invece la commissione riguarda dei veri e propri laboratori realizzati anche in terraferma per gruppi di turisti , come per il caso dell’Hotel Laguna Palace.

E’ cambiato nel tempo il modo di fare maschere?
Le maschere realizzate nel laboratorio “Peter Pan” sono realizzate interamente a mano seguendo il processo che da sempre viene utilizzato nell’arte dei “maschereri” che prevede l’utilizzo di supporti di carta pesta che l’artista decide di decorare secondo la propria fantasia con diversi materiali. L’unico cambiamento avvenuto riguarda i materiali utilizzati che si sono evoluti nel tempo diventando sempre più pratici: alla carta di giornale utilizzata per creare il supporto di carta pesta ad esempio si è sostituita una speciale carta assorbente in grado di dare una maggior resistenza pur essendo più facilmente modellabile.

Come nasce una sua opera? Si rifà a modelli particolari?
I modelli a cui attingo ovviamente sono quelli base, per le decorazioni e la fantasia gioco con la mia personale creatività e immaginazione. In questo momento mi affascinano molto il motivo delle carte da gioco e della musica, una delle mie passioni, per cui aggiungo delle applicazioni di note, uso la carta musica… Possiamo dire che colgo l’ispirazione dell’attimo.

In che cosa è diverso il tuo stile?
Riconosco che i modelli ed anche le fantasie richiamano comunque i dettami della tradizione, sebbene la particolarità che rende il mio lavoro, come quello di tutti gli altri artigiani del settore, “unico”, è che, essendo un prodotto manuale ed originale, ogni maschera non è mai uguale all’altra, ogni maschera ha una sue particolarità, ogni pezzo è un pezzo unico. La realizzazione di una maschera non avviene per mano di macchinari industriali, ma manualmente, e, affinché questa si compia, il tempo varia da una giornata a più di una settimana. Difatti noi qui ci stiamo già preparando al carnevale!

Riserva progetti, in merito alla sua attività, per il futuro?
Il progetto più grande per queste piccole realtà veneziane è quello di riuscire a resistere, mantenendo la tradizione in una realtà in cui l’artigiano e la manifattura è sempre più in difficoltà a causa della grande industrializzazione a cui è stato sottoposto il mercato negli ultimi decenni.
L’arte delle maschere è una grande risorsa per l’artigianato veneziano ed il suo smarrimento sarebbe una grande perdita per la nostra cultura.

Il progetto “Giovani Talenti” è promosso da Sumo SCS insieme a CNA di Venezia, oltre a 30 piccole imprese artigiane, Scuole superiori e delle Università̀ del territorio.
L’iniziativa è stata finanziata nell’ambito dei Piani di intervento in materia di politiche giovanili DGR 1392 del 29/08/2017 promossi dalla Regione Veneto, Direzione Servizi Sociali – Unità famiglia, minori, giovani e servizio civile, ed è stata realizzata grazie alla guida del Comune di Venezia, Direzione Sviluppo, Promozione della Città e Tutela delle tradizioni, Settore Cultura.


Saverio Pastor, un tuffo nella tradizione artigiana

13 febbraio 2019 Sumo Senza categoria

Due studenti universitari vengono a contatto con il mondo artigiano e raccontano la loro esperienza
di Beatrice Testolina e Federico Niero

Le onde salate che si infrangono contro le fondamenta Soranzo, il rumore di un raschietto, l’odore del legno. Le nostre scarpe da ginnastica lasciano per un giorno gli spazi universitari per calpestare trucioli e segatura, per impolverarsi di storia e tradizione. Siamo nella bottega di Saverio Pastor, padre, veneziano, artigiano, remèr. Osserviamo attentamente ciò che ci circonda.
I nostri occhi si posano su raschietti, morse, pialle, ma soprattutto decine e decine di remi e fórcole.
Saverio è concentrato nel modellare un quarto di legno con l’esperienza e la tenacia di un vero maestro. Nessuna imperfezione gli sfugge al tatto, nessun rumore disturba il suo lavorìo.
Egli, insieme al collega e amico Pietro Meneghini, elabora il legno senza sosta.

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Saverio Pastor, da garzone a professionista

Saverio Pastor nacque a Venezia nel 1958 e da sempre ha respirato l’aria della laguna. Figlio di architetti e nipote di un nonno con la passione per la fotografia, Saverio venne presto a contatto con il mondo dell’artigianato di cui si appassionò all’istante. Durante la scuola elementare la madre lo portava spesso nella bottega di Giuseppe Carli per vedere come lavorava. Quest’ultimo era il maestro remèr più importante di Venezia, re delle fórcole ed esperto artigiano: è da lui che Saverio apprese l’arte del mestiere.
Tuttavia, il suo percorso non fu interamente in discesa. Come i tronchi sono soliti avere cipollature e spaccature, il percorso di Saverio ebbe le sue difficoltà ed i suoi imprevisti. Egli dovette dimostrare risolutezza e determinazione durante l’apprendistato: solo dopo aver svolto le mansioni più modeste, il maestro Carli lo guidò verso l’arte dell’artigianato portandolo ad essere molto più di un garzone.
Oggi “Le fórcole” è la bottega di fórcole e remi più grande di Venezia con il team più numeroso. Saverio è il remèr più anziano della città, mentre il suo socio Pietro Meneghini è il più giovane. Insieme formano un’accoppiata vincente che continua la tradizione centenaria affascinando turisti da tutto il mondo.

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Cos’è una fórcola?
a
La fórcola è l’appoggio, tipico delle imbarcazioni veneziane, sul quale si fa perno con il remo. Ne esistono di varie tipologie, ma il modello più richiesto nella bottega di Saverio è quello da poppa per gondola.
Caratteristiche:
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La lavorazione di questo sostegno può variare dalle 5 alle 50 ore a seconda del tipo e dalle caratteristiche. Le fórcole intagliate sono quelle che richiedono più cura e dedizione.
c
Le fórcole sono molto resistenti e non hanno bisogno di particolare manutenzione: esse hanno lunga vita e, se tenute con cura, possono sopravvivere al loro vogatore.
d
Il prezzo di una fórcola parte da una soglia di 150 euro, ma può arrivare fino a 1500 euro.
Questo dipende dal tipo di lavorazione e dalle esigenze del cliente.
e
Il materiale principalmente utilizzato è il legno di noce (proveniente dalla Macedonia), poiché è funzionale e leggero. Oltre al noce, vengono utilizzati il legno di ciliegio e di pero.
f
Le fórcole vengono vendute in Europa dove sono presenti qualche centinaio di appassionati di voga, ma anche in America dove sono presenti più di 150 gondolieri professionisti.
g
Le fórcole sono anche oggetti d’arte e perciò sono vendute in tutto il mondo per la loro bellezza. Esse hanno un grande valore artistico e per questo sono esposte in diversi musei.


Come avviene la lavorazione?

Inizialmente il tronco viene tagliato in quarti e scortecciato. Successivamente viene fatto stagionare per 2 anni durante i quali viene tenuto da persone di fiducia di Saverio. Passato il tempo dovuto, il legno è pronto per essere lavorato. Al momento dell’ordine viene scelto il pezzo che per misure e caratteristiche meglio si adatta al cliente e si iniziano ad effettuare i primi tagli: i tagli principali vengono effettuati con la sega a nastro, mentre quelli più delicati con la sega a telaio. Là dove non si riesce a tagliare con la sega a nastro, viene utilizzata l’ascia. Per scolpire le curve e dare forma alla fórcola, il legno viene posizionato in una morsa e lavorato con diversi ferri a due manici. La fórcola viene poi lisciata con il raschietto e con la carta da vetro ed infine protetta da olio. Quando l’olio si è assorbito il supporto viene firmato e numerato.
Il momento più appassionante per Saverio è la scelta del quarto: osservare il legno e capire che forma può esserne ricavata è come una sfida per il maestro remèr.

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“El Felze”, un’associazione tutta d’un pezzo

Saverio Pastor non è solo un remèr, ma è anche il fondatore dell’associazione “El Felze”.
Il felze nella gondola veneziana è la copertura al centro dell’imbarcazione che serve da riparo ai passeggeri durante i giorni piovosi o uggiosi. L’associazione “El Felze” immaginata e istituita da Saverio ha uno scopo simile: salvaguardare coloro che contribuiscono alla costruzione della gondola.
Più precisamente essa si occupa di “promuovere i mestieri che continuano le tradizioni costruttive e creative che si sono sviluppate nei secoli intorno alla gondola e di trasmettere le tecniche di costruzione alle nuove generazioni”. Questa scelta ha rappresentato una sfida ambiziosa per Saverio che già dagli anni ’90 si era accorto che era necessario tutelare gli artigiani e promuovere un rapporto di collaborazione con tutti quelli facenti parte del sistema gondola.
“El Felze” conta più di 20 membri tra squerarióli (carpentieri), fondidóri (fonditori), intagiadóri (intagliatori), tapessièri (tapezzieri), caleghèri (calzolai), remèri (remieri), fravi (fabbri), indoradòri (indoratori), baretèri (coloro che cuciono i cappelli) e sartóri (sarti) di tutta Venezia. Essi formano un gruppo affiatato che è coinvolto in diverse iniziative come incontri, laboratori, itinerari educativi e mostre.
Inoltre, l’associazione porta avanti progetti notevoli tra i quali il riconoscimento della tradizione della gondola come patrimonio dell’Unesco e la promozione di un marchio DOP a tutela dei singoli prodotti artigianali veneziani.

Saverio, Venezia ed i veneziani

Venezia si sta spopolando e la decrescita degli abitanti in centro storico è sempre più preoccupante. Hotel e Bed & Breakfast fanno capolino in ogni calle e campiello della città: il turismo di massa sembra inattaccabile e irrefrenabile. Tra i veneziani allarmati dalla situazione c’è anche Saverio; infatti, Venezia si spopola ed anche la sua bottega ne risente. Molti dei suoi clienti vogatori sono veneziani e se essi emigrano, il suo business viene limitato. Il famoso remèr sottolinea che si sarebbero dovuti prendere provvedimenti già 30 anni fa, ma auspica comunque che in un vicino futuro si possa controllare il flusso, accogliendo un massimo di 50.000 persone al giorno. Recentemente il sindaco Brugnaro si è battuto per introdurre un ‘contributo di sbarco’, una tassa per turisti che dovrebbe tamponare il problema: il provvedimento non è stato ancora messo in atto, ma i veneziani come Saverio attendono fiduciosi.

Paolo Brandolisio, Franco Furlanetto e Piero Dri

A Venezia, oltre a quella di Saverio, sono presenti 4 botteghe di fórcole e remi: “Successori Carli” di Paolo Brandolisio, “Franco Furlanetto” di Franco Furlanetto ed “Il Forcolaio Matto” di Piero Dri. Saverio ci riferisce che c’è una sana concorrenza tra i remèri e che sono tutti onesti colleghi con cui si tiene in contatto. I loro prodotti, all’apparenza molto simili, non sono mai uguali. Dietro ogni fórcola non ci sono solo ore di duro lavoro, ma c’è anche un tocco personale dell’artigiano che riesce a rendere unica ogni sua opera. Quindi si può dire che i remèri non sono artigiani, ma artigiani-artisti: modellano il legno grezzo e gli danno vita incidendo su di esso la loro firma. Forse è per questo che le gondole veneziane scivolano così veloci e allegre lungo i canali…

SERVIZIO FOTOGRAFICO DI FRANCESCO MARZARO

L’arte della maschera veneziana

11 febbraio 2019 Sumo Senza categoria

di Rachele Maggiò e Matteo Arzenton

Grazie al progetto Giovani Talenti noi, Matteo e Rachele, ci siamo trovati ad intervistare il direttore dell’atelier di maschere veneziane più antico di Venezia, Ca’ Macana.
Le maschere artigianali sono un simbolo veneziano che rischia di andare perso; sempre meno utilizzate, la loro lavorazione richiede molto tempo e abilità manuali e artistiche. Se ciò dovesse succedere sarebbe un vero peccato, perché questa è un’arte meravigliosa.
È questa la sensazione che abbiamo provato entrando nella bottega di Ca’ Macana; ci siamo ritrovati immersi in un mondo d’arte incredibile, con maschere dei più svariati tipi, dalla più classica alla più ricercata.

Il Direttore è Carlos Brassesco, un uomo con una storia a tratti surreale che ha cominciato a costruire maschere con materiali di recupero quando frequentava l’accademia di belle arti e che arrivò poi ad aprire la sua prima bottega con un suo caro amico.
Carlos ci ha raccontato brevemente la storia delle maschere a Venezia e il loro utilizzo. Ci ha mostrato alcune tipologie di maschera, come la “Bauta”, che veniva utilizzata durante i periodi di peste ed altre epidemie, e la “Moretta”, usata dalle dame di compagnia in occasione di feste o altre manifestazioni. La “Moretta” è anche detta “Muta” poiché, per indossarla, le donne dovevano mordere un piccolo bottoncino all’interno della maschera, sprovvista di lacci o fili per indossarla, il che le costringeva al silenzio.


Ma come si fanno le famose maschere veneziane?
La struttura della maschera viene creata utilizzando una speciale carta proveniente dalla Germania, la cosiddetta “carta dama”. Questa viene posta, insieme a delle colle speciali, in un calco di gesso che le darà la forma desiderata. Se questo è il procedimento per le maschere più comuni, per le maschere adibite all’uso teatrale la tecnica è differente.
In questo caso infatti il metodo, detto “positivo”, è quello di lavorare dall’esterno la maschera appoggiata su uno stampo di legno. Il materiale utilizzato in questo caso è il cuoio, più difficile da maneggiare per un artigiano, ma decisamente più duraturo.

Abbiamo conosciuto anche la moglie di Carlos, Carolina Vicente, che ci ha raccontato i vari tipi di decorazioni con cui può essere arricchita una maschera. È Carolina infatti l’esperta nel decorarle. Stucchi, foglia d’oro, colori acrilici e ancora piume, perle, paiettes. Quello che ci ha colpiti è l’amore che gli occhi di Carolina sprigionavano per l’arte artigiana delle maschere veneziane.
Ci siamo quindi avviati verso casa, felici di aver scoperto un mondo per noi nuovo, ma altrettanto tristi nel sapere che esso sta scomparendo. Vorremmo poter fermare questo destino e invitiamo tutti voi a riflettere: sarebbe come se ad un tratto non si potesse più andare a visitare la Gioconda, sarebbe come perdere un dipinto che ha cambiato la storia.

Per le maschere veneziane vale lo stesso; si perderebbe un’arte, un elemento che ha cambiato la storia e una cosa che ci piace tanto.
E tutto questo lo vedevamo negli occhi di Carlos, che ama all’infinito il suo mestiere. Vogliamo quindi provare a riportare quest’arte sul podio, ringraziare Carlos e il progetto “Giovani Talenti” per averci fatto aprire gli occhi su un qualcosa che ci sembra tanto distante, ma che invece si trova proprio sotto il nostro naso. Concludiamo dicendo che le tradizioni compongono parte della nostra storia, parte del nostro presente e saranno parte del nostro futuro; vogliamo e chiediamo che sia così anche per la magnifica arte delle maschere veneziane.

Il progetto “Giovani Talenti” è promosso da Sumo SCS insieme a CNA di Venezia, oltre a 30 piccole imprese artigiane, Scuole superiori e delle Università̀ del territorio.
L’iniziativa è stata finanziata nell’ambito dei Piani di intervento in materia di politiche giovanili DGR 1392 del 29/08/2017 promossi dalla Regione Veneto, Direzione Servizi Sociali – Unità famiglia, minori, giovani e servizio civile, ed è stata realizzata grazie alla guida del Comune di Venezia, Direzione Sviluppo, Promozione della Città e Tutela delle tradizioni, Settore Cultura.


Mai perdere la tradizione delle maschere

7 febbraio 2019 Sumo Senza categoria

Di Beatrice De Bei e Lucrezia Regazzo

Francesca Cecamore è un’artigiana delle maschere, nata a Venezia e figlia di un maestro di bottega veneziano. All’inizio degli anni ’80, il padre di Francesca affianca all’attività artigianale il ruolo di docente in un liceo artistico di Venezia. Verso i primi anni del 2000, abbandona l’insegnamento e si dedica totalmente alla sua passione. Francesca cresce nel mondo magico delle maschere, fatto di colori, espressioni, creatività e fantasia con cui inizia a giocare e sperimentare, tanto da decidere all’età di 23 anni di continuare la passione trasmessale dal padre.

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“Kartaruga “ è il nome della bottega, che conta numerose e importanti commissioni quali: le maschere per le boutique del Cirque du Soleil, collaborazione che dura da 20 anni; le maschere per i due film “Eyes Wide Shut” (1999) diretto da Stanley Kubrick e “ Casanova”(2005) di Lasse Hallström, dove i produttori sono metaforicamente i “direttori d’orchestra” e il maestro di bottega deve realizzare “la sinfonia” che essi desiderano; le maschere per l’opera lirica di Bravo, che ha partecipato al Festival di Wexford (festival della commedia lirica in Irlanda), opera ambientata nel 1500, per la quale il maestro di bottega, una volta confrontatosi con il regista, costumista e direttore artistico, in qualità di loro braccio destro, interviene con la sua creatività e la sua esperienza tecnica nella realizzazione delle maschere richieste. Inoltre il maestro di bottega, essendo un appassionato dell’horror, ha recentemente realizzato delle maschere molto attuali e molto richieste che si ispirano allo stile “steampunk” (incrocio tra punk e gotico) che vengono indossate durante la festa di Halloween.
Prima del 2010 Francesca e la sua equipe non puntavano alla vendita diretta, ma prediligevano quella all’ingrosso per altri negozi. Il forte desiderio di avere un contatto diretto con i clienti e soddisfare le loro esigenze più nascoste, li spinse però ad aprire la bottega.

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Fin dalle origini del Carnevale Veneziano le maschere avevano un ruolo chiave, quello di permettere di nascondere la vera identità della persona per poterne crearne una completamente nuova che permetteva di giocare i ruoli più disparati.
La qualità espressiva di cui è dotata una maschera è data dal modellato e dalla decorazione, che consentono alla stessa di comunicare un determinato stato d’animo a chi la guarda, quali gioia, tristezza o euforia.
La difficoltà nella realizzazione della maschera risiede soprattutto nella complessità della forma che richiede un lavoro prettamente manuale. Il procedimento per la realizzazione delle maschere, ci spiega Francesca, parte dal modellato di argilla, mansione rigorosamente affidata al maestro di bottega; successivamente sul modellato viene applicata la colata di gesso, da qui si ottiene il calco negativo che è la base per creare la maschera in cartapesta.
La cartapesta è il materiale ideale per la realizzazione delle maschere per la sua resistenza, leggerezza e anche per la facilità di modellazione. È ideale per la realizzazione delle maschere e si tratta di un materiale ottenuto dagli scarti e dal recupero. Essa è composta da carta di quotidiani o stracci macerati in acqua bollente e successivamente triturati; intrisi di collante tre stati alla volta, vengono pressati nei calchi di gesso che hanno la forma della maschera. Non resta poi che lasciare essiccare il tutto per qualche giorno all’interno dello stampo.
A questo punto l’artigiano può procedere con la decorazione della maschera, che viene realizzata attraverso l’uso di tecniche specifiche per l’applicazione di materiali come foglie oro, piume, stoffe e perle che la valorizzano.
La maschera quindi è il frutto di un lavoro di squadra, “team working”, in cui ogni membro collabora con il proprio intervento in maniera precisa ed integrata per il medesimo fine: la realizzazione della maschera.
La Bauta, la maschera preferita dall’artigiana, quella che definisce “l’inizio di tutto”, nella sua semplicità e versatilità è una delle più conosciute ed utilizzate durante i festeggiamenti del Carnevale.

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Francesca ha promosso un’attività di laboratorio aperto allo scopo di far comprendere il valore delle maschere artigianali ai propri clienti. Attraverso l’attività di laboratorio i partecipanti hanno modo di condividere la propria fantasia, creatività e cultura per realizzare una maschera personalizzata, con colori che rispecchiano la loro anima, comprendendo in prima persona la cura, l’attenzione ai particolari, precisione, la pazienza, la fatica e il duro lavoro che il mestiere dell’artigiano di maschere richiede.
Essendo un’imprenditrice-madre, Francesca dimostra di essere una donna piena di energia che riesce a gestire tutti gli impegni e a farlo con amore e dedizione. In ogni maschera ripone un pezzo del proprio cuore, con passione e sensibilità. Venderle per lei è come donare una piccola parte di sé stessa ad ogni cliente, ma non può esimersi dal considerare il lato economico della sua attività.

Oggi come oggi il settore artigianale deve fare i conti con la crisi economica e con il drastico cambiamento del mercato, che ha portato ad una spietata concorrenza tra le attività commerciali; la maschera artigianale ha perso di valore a causa della presenza sempre più considerevole di aziende che producono maschere in serie vendute a prezzi sempre più bassi a discapito della qualità e raffinatezza del prodotto.
Sono sempre meno le botteghe di maschere artigianali e Francesca teme che in futuro possano scomparire totalmente, vanificando così il sacrificio fatto da lei e suo padre per tenere viva la tradizione.
La speranza di Francesca è che attraverso le attività di laboratorio che promuove qualche giovane scopra una passione per quest’attività artigianale e trovi la voglia di mettersi in gioco; la voglia di imbrattarsi le mani con colla e colori, di portare avanti la tradizione con pazienza e determinazione.
Se così fosse anche le future generazioni, passeggiando per le calli veneziane, potranno essere attratte dalla varietà e dai colori delle maschere esposte nelle vetrine dei negozi come è successo a noi oggi; potranno incuriosirsi di come le maschere veneziane abbiano rappresentato e rappresentino uno dei prodotti artigianali di maggior successo della città e di come siano simbolo indiscusso del Made in Italy, della cultura veneziana e delle sue tradizioni.
Un tratto distintivo che Venezia stessa non può permettersi di perdere.

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Il progetto “Giovani Talenti” è promosso da Sumo SCS insieme a CNA di Venezia, oltre a 30 piccole imprese artigiane, Scuole superiori e delle Università̀ del territorio.
L’iniziativa è stata finanziata nell’ambito dei Piani di intervento in materia di politiche giovanili DGR 1392 del 29/08/2017 promossi dalla Regione Veneto, Direzione Servizi Sociali – Unità famiglia, minori, giovani e servizio civile, ed è stata realizzata grazie alla guida del Comune di Venezia, Direzione Sviluppo, Promozione della Città e Tutela delle tradizioni, Settore Cultura.


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